Violenze in centro, convalidato il fermo. Ma il 26enne chiuso al Bassone nega tutto

Le indagini proseguono per trovare ulteriori riscontri alle accuse
Nega tutto ma resterà rinchiuso nel carcere del Bassone Patrizio Fadda, il 26enne sardo fermato dagli agenti della Questura di Como con l’accusa di violenza sessuale. Al giovane, che era già stato condannato in primo grado nel 2009 per lo stesso reato a 6 anni e 8 mesi, gli inquirenti comaschi contestano 4 casi di violenza, 3 tentati e uno, purtroppo, anche riuscito.
Ieri mattina, il giudice per le indagini preliminari, Luciano Storaci, è andato al Bassone per interrogare il 26enne, assistito
dal legale lariano Arturo Verì. Secondo quanto è stato possibile apprendere, il ragazzo ha risposto alle domande ma ha negato ogni responsabilità. Ha ammesso di essere già stato condannato per violenza in Sardegna ma ha negato i casi che gli vengono contestati a Como. Al termine del colloquio, il gip ha confermato la custodia cautelare in carcere per Fadda, che rimane dunque rinchiuso nel penitenziario lariano.
Secondo le indagini condotte dagli inquirenti lariani, Patrizio Fadda sarebbe responsabile di 4 aggressioni a sfondo sessuale ai danni di altrettante donne comasche. In uno dei casi la violenza sarebbe stata consumata, mentre le altre vittime sono riuscite a sfuggire al maniaco e a dare l’allarme. Il primo caso contestato al 26enne risalirebbe al novembre scorso, quando l’uomo era da poco arrivato sul Lario dalla Sardegna.
In via Stoppani, il giovane avrebbe preso di mira una donna, strattonata e gettata a terra in un tentativo di violenza non riuscito soltanto grazie alla prontezza e al coraggio della vittima. Poche settimane dopo, in via Rovelli, Fadda avrebbe palpeggiato una giovane commessa.
Rimasto ancora una volta a piede libero, nel dicembre scorso avrebbe colpito nuovamente, questa volta in viale Lecco, dove avrebbe preso di mira una donna che aveva appena parcheggiato l’auto nella zona dell’ospedale Valduce.
Infine, l’ultimo episodio contestato a Patrizio Fadda risale a domenica scorsa in via Borsieri. La vittima, una 19enne comasca, ha avuto il coraggio di reagire ed è riuscita a far scappare l’aggressore. Aggressore che ha poi riconosciuto in Questura, quando gli agenti le hanno fatto vedere il 26enne fermato dalla squadra mobile.
In realtà, la 19enne non è l’unica ad aver puntato il dito contro il giovane sardo. Nei giorni scorsi, infatti, un’altra delle presunte vittime avrebbe visto Fadda passeggiare tranquillamente in centro e avrebbe immediatamente contattato le forze dell’ordine per segnalare la presenza dell’uomo che l’aveva aggredita.
Un elemento che, assieme alla testimonianza dettagliata della 19enne e con altri particolari accertati dagli inquirenti, avrebbe contribuito a dare una svolta definitiva alle indagini e a stringere il cerchio sul 26enne isolano.
Dopo la convalida della custodia cautelare in carcere di Patrizio Fadda, le indagini degli inquirenti lariani procedono comunque per raccogliere tutti gli elementi utili all’accertamento dei gravi episodi contestati al giovane.
In Sardegna, come detto, Patrizio Fadda era già stato condannato due volte. Nel 2006, i giudici lo avevano indicato come il capo di una baby-gang che terrorizzava i ragazzi rapinandoli di soldi e telefonini. Per ottenere quanto desiderato, i giovanissimi malviventi non esitavano ad aggredire e picchiare, in un’escalation di ferocia che era poi sfociata anche nel tentativo di violenza sessuale. Nel 2009, poi, il giovane era stato condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione proprio per violenza sessuale perché accusato di essere “il maniaco degli androni”, ovvero il responsabile delle aggressioni a tre studentesse che rientravano a casa dopo la scuola. La sentenza di condanna di primo grado, però, non era stata sufficiente ad aprire a Fadda le porte del carcere.

Anna Campaniello

Nella foto:
Via Borsieri, a Como, collega viale Varese con viale Innocenzo. In questa strada è avvenuto il quarto episodio di violenza contestato al 26enne sardo arrestato l’altro giorno dagli uomini della squadra mobile cittadina

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