Vip comaschi d’accordo sulla riforma. Il doppio cognome piace a tutti

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La legge e l’identità
Politica, sport, cultura: il consenso alla proposta del governo è ampio

Ai comaschi piace il disegno di legge che permette a una coppia di dare al proprio figlio il cognome della madre o di entrambi i genitori e non obbligatoriamente quello paterno.
Il via libera del governo è arrivato all’Italia dopo l’invito della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ad adeguarsi alle normative Ue sul tema, definendo «discriminatorio per la donna» non poter avere la possibilità di tramandare il proprio cognome.
Il disegno di legge bipartisan, presentato

da Pd e Forza Italia, è atteso al vaglio del dibattito parlamentare. Restano punti da sviluppare, in particolare come comportarsi in caso di disaccordo tra i genitori e il problema della moltiplicazione dei cognomi. Ma la normativa sembra essere molto apprezzata e i comaschi non fanno eccezione.
Molte le reazioni positive, a cominciare da quelle di esponenti politici.
«Nonostante contino più gli individui del cognome che portano, condivido il principio su cui si basa la norma – dice Marcella Tili, sindaco di Erba – soprattutto in quanto donna. I figli che, per un qualche motivo, rifiutano il cognome paterno devono, poi, avere questo diritto. L’unico rischio che vedo è la proliferazione dei cognomi».
Daniela Gerosa, assessore alla Viabilità del Comune di Como, non ne fa un fatto di discriminazione.
«Per quanto mi riguarda – dice – ho trovato normale che a mio figlio venisse assegnato il cognome del padre, è un retaggio culturale consolidato. Detto questo, non ho nulla in contrario alla norma che garantisce di agire anche diversamente».
«Favorevole se non sorgono discussioni tra i genitori» è Adria Bartolich, ex deputata e oggi responsabile della scuola per la Cisl comasca. «La tutela dei figli, senza rigidità o posizioni ideologiche particolari, è la priorità. Questo cambiamento va visto proprio in questo senso e rende più facile la vita ai figli naturali».
Interessante il punto di vista dell’avvocato Mirella Quattrone. «Poter tenere il cognome della madre è una richiesta che si presenta sempre più spesso, soprattutto nei casi in cui il padre riconosce il figlio molto dopo la nascita. L’importante è preservare la tranquillità del ragazzo e questa legge può aiutare. Certo, occorre ancora stabilire che cosa fare in caso di disaccordo nella coppia, mentre la proliferazione dei doppi cognomi mi sembra difficile da sostenere».
Anche dal mondo del lavoro i consensi sono praticamente unanimi. Moritz Mantero, imprenditore, si dice «assolutamente d’accordo con lo spirito della normativa, poiché in un Paese libero ci deve essere questa possibilità. Importante è pure il fatto di poter preservare un cognome in via d’estinzione e mi meraviglio che in Italia, dove si sono succeduti moltissimi governi che si sono definiti liberali, questa norma non vi fosse ancora». Sulla questione intervengono anche comaschi attivi nel campo della cultura. Il giudizio positivo con cui è stata accolta la notizia non cambia.
Per lo scrittore Giovanni Cocco, «qualunque normativa adegui l’Italia al resto dell’Europa è ben accetta, a maggior ragione in questo caso. Si parla tanto di parità tra uomo e donna, ma non sempre è così: questa nuova legge può essere una risposta».
Caso particolare quello dell’astrofisico lennese Corrado Lamberti, che si trova coinvolto in prima persona dalla faccenda.
«Almeno uno dei miei nipotini assumerà i due cognomi. Così hanno voluto mio figlio e sua moglie. Io la trovo una cosa giusta, la convenzione per cui va usato necessariamente il cognome paterno per me ha un che di discriminatorio. Resta il problema di quanti cognomi rischiano di esserci con il passare delle generazioni, ma credo che si arriverà a far sì che ognuna di esse possa scegliere quali tenere e quali no».
Non ne fa una questione di femminismo Anna Maspero, primario di pneumologia del Sant’Anna.
«Personalmente, non mi sento inferiore a mio marito perché mio figlio porta il suo cognome, né mi sembra un atteggiamento intelligente. Contano le persone, conta come la madre e il padre educano il figlio. In maniera, si spera, condiviso. Conta, in definitiva, l’identità».
Guardando al mondo dello sport, anche qui i comaschi chiamati in causa hanno espresso il loro favore per il disegno di legge. Arturo Merzario, ex pilota Ferrari, è d’accordo con l’introduzione di questa possibilità, «fermo restando il parere favorevole del padre e della madre. Ritengo che al compimento della maggiore età, poi, spetti al figlio decidere come comportarsi. Inoltre, questo diritto è presente dappertutto, non vedo perché in Italia non dovrebbe esserci. Certo, serve una norma ben definita che eviti il proliferare di troppi cognomi per ogni persona con il passare delle generazioni». Della stessa idea è la campionessa del mondo di canottaggio nel due di coppia, Elisabetta Sancassani. «Lo ritengo un passo importante – dice – per battere la discriminazione della donna. Sono favorevole, se mi dovesse succedere di affrontare una simile situazione, ora che c’è questa possibilità, penserei seriamente a dare il doppio cognome a mio figlio». Promosso a pieni voti lo spirito della legge insomma.
Qualche perplessità resta, ma per tutti si tratta di un passo avanti molto importante.

Edoardo Testoni

Nella foto:
L’anagrafe dei Comuni potrebbe presto essere chiamata a un superlavoro con l’introduzione della possibilità di chiamare i figli con il cognome di entrambi i genitori

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