Virzì: «Como giusta per il mio noir»

1virzì«Politeama chiuso, degrado culturale per il Paese e non solo per il Lario»

L’intervista a Paolo Virzì pubblicata nel giorno dell’Epifania su “Repubblica” aveva fatto molto arrabbiare Como. A placare le polemiche, nate soprattutto intorno all’affermazione «Como città ricchissima, esprime il degrado della cultura con quel suo unico teatro chiuso», è stato lo stesso regista livornese durante la conferenza stampa di ieri a Milano, alla Terrazza Martini, per la presentazione del suo nuovo film Il capitale umano, in parte girato in città: «Lo so che il Politeama non

è l’unico teatro e che a Como c’è anche il Sociale. Quella frase che è stata riportata è nata da un fraintendimento tra ciò che affermavo io a Natalia Aspesi, che peraltro è una bravissima giornalista, e quello che dice nel film un protagonista, ovvero: “Non c’è un teatro aperto in tutta la provincia”. Noi cercavamo un teatro chiuso e il Politeama era perfetto per contestualizzare una parte della storia. Detto questo, è sempre un peccato che un teatro resti chiuso, e il fatto che il Politeama non possa ancora riaprire rappresenta un degrado culturale per tutto il Paese, non certo solo per Como. In ogni caso esprimo delle mie visioni, racconto un’Italia che ha sullo sfondo una vicenda, un giallo, che si snoda anche raccontando il declino di questi tempi, una decadenza che si riflette inevitabilmente nei rapporti umani, soprattutto nei giovani, spesso rassegnati ad assecondare i progetti dei loro genitori e che non hanno davanti un futuro autonomo».
Molti esterni sono stati girati a Varese e Virzì spiega subito il perché: «È una città ricca e feroce al tempo stesso. Con un bel centro storico e lo stesso degrado di una metropoli. Ci è persino capitato di dover contendere una location a un gruppo di tossicodipendenti e non posso dire che in generale la nostra presenza suscitasse entusiasmi. Varese è un po’ americana e tutto questo ci ispirava molto rispetto a Como, che è invece vista come un luogo di villeggiatura dove George Clooney ha passato le sue vacanze in moto con Elisabetta Canalis».
Anche in Brianza, non tutti hanno apprezzato alcune sue visioni: «So che qualcuno si è risentito – afferma Virzì – prendendo sul serio il mio sguardo sulla Brianza, luogo per cui ho un grande rispetto umano. Però perdonatemi, sono solo un cineasta suggestionabile che ha adoperato le proprie emozioni per trovare le giuste atmosfere per una pellicola noir, per un film che aveva bisogno di trovare paesaggi che trasmettessero una certa inquietudine».
Portando il bel romanzo di Stephen Amidon, a cui l’omonimo film si è ispirato, dagli Usa all’Italia, il regista pensava che non ci potesse essere un luogo migliore della Lombardia: «È un ambiente che conosco poco, dove mi sento sperduto – dice ancora – e mi interessava adoperare questo senso di smarrimento nella mia trasposizione. Sentivo che era un ingrediente necessario, ma non pretendo di spiegare a voi come è fatta la Lombardia, per carità. L’ho usata come clima cinematografico, per quello che mi suscita, perché ne sono suggestionato da straniero, come chiunque viene da altrove. E il mio altrove, come nel romanzo, doveva essere il Connecticut, ed invece è diventato Ornate Brianza, luogo che non esiste. Solo Milano, città della Borsa, è nominata nel film. È stata un’esperienza emozionante, vissuta da esploratore nella provincia lombarda in inverno, da un uomo che, prima, praticamente non aveva mai visto la neve». E se gli si chiede quali sensazioni umane ha raccolto in questi mesi di riprese, il regista risponde così: «In Italia oggi ci sono tanta rabbia e aggressività. Siamo un Paese che ha dovuto spesso rimboccarsi le maniche e che ha sempre dimostrato grande solidarietà. Ma ora c’è solo astio, che produce molto risentimento e mette tutti contro tutti. Ciò mi infonde inquietudine, la stessa che provo se leggo che “Virzì insulta”. Io non insulto nessuno, sono solo un semplice narratore che non è mai stato tenero nemmeno con la propria città: Livorno l’ho definita “disgraziata e crudele”».
Per ora, comunque, il maestro non ha intenzione di girare un prossimo film negli Stati Uniti: «Ho la fortuna e il privilegio di raccontare il mio Paese. In America, dove l’industria cinematografica è la più importante del mondo, il regista non ha la stessa libertà che ha in Europa. Un giorno, se diventasse una necessità, magari farò questa follia, magari nell’East Coast, perché amo New York e Martha’s Vineyard».
Il capitale umano sarà distribuito in 350 copie e debutterà domani nei cinema.

Nella foto:
Paolo Virzì con una copia del “Corriere di Como” durante il set (Fkd)

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