Visite private fuori dall’ospedale, stop dal 30 giugno

Le strutture sanitarie dovranno garantire un ambulatorio ai propri medici
I medici del Sant’Anna effettuano regolarmente visite private al di fuori dell’orario di lavoro, ma nella quasi totalità dei casi i pazienti vengono ricevuti in ospedale. La pratica dei camici bianchi ospedalieri con studio privato, finita nel mirino del ministro della Salute Renato Balduzzi, non sembra affatto diffusa a Como.
«Meno di un medico su 10 tra quelli che hanno aderito alla libera professione intramoenia visita in un ambulatorio personale al di fuori dell’ospedale», conferma il direttore sanitario di via Ravona, Giuseppe Brazzoli.
Nei giorni scorsi, il neoministro Balduzzi ha annunciato un giro di vite per mettere fine alla prassi delle visite in studi privati effettuate dai camici bianchi dipendenti delle strutture pubbliche. La pratica è giustificata dall’assenza di spazi sufficienti negli ospedali per garantire a tutti i medici la possibilità di esercitare la libera professione. L’esponente del governo ha fissato una scadenza: entro il prossimo 30 giugno, gli ospedali dovranno fare in modo di mettere fine a questa anomalia.
«L’azienda ospedaliera Sant’Anna è già pronta a garantire a tutti i medici interessati lo spazio per la libera professione – sottolinea Giuseppe Brazzoli – In passato ci sono stati problemi di spazio, ma dal trasferimento nel nuovo ospedale ci siamo attrezzati per garantire gli spazi necessari sia nel presidio di San Fermo sia attrezzando un apposito piano nel monoblocco di via Napoleona».
I numeri, del resto, sono già dalla parte del Sant’Anna. «Dei 530 medici dipendenti dell’azienda ospedaliera Sant’Anna – spiega Brazzoli – più del 95% esercita la libera professione intramoenia, ovvero in ospedale. Di questi, quasi 2 su 10 si avvalgono della cosiddetta “intramoenia allargata”, attualmente prevista dalla normativa. Meno della metà di questi, però, ha uno studio privato – prosegue il direttore sanitario – perché la stragrande maggioranza visita fuori dall’ospedale, ma solo in virtù di convenzioni firmate dall’azienda ospedaliera con altre strutture sanitarie o enti privati che richiedono una collaborazione a livello medico».
Il direttore sanitario del Sant’Anna cita poi un altro dato significativo: «Del totale delle visite effettuate nei presidi dell’azienda ospedaliera Sant’Anna – dice Brazzoli – solo il 7-8% viene effettuato in regime di libera professione, privatamente per dirla in modo più pratico. Ciò significa che la quasi totalità delle prestazioni viene garantita ai pazienti nell’ambito del sistema sanitario nazionale. Mi sembra che la situazione sia chiara. In ogni caso, se la scadenza annunciata dal ministro sarà confermata, ribadisco che siamo pronti».
Pronti ad adeguarsi anche all’ospedale Valduce. «Attualmente solo alcuni dei nostri medici si avvalgono della possibilità di fare la cosiddetta “intramoenia allargata” – dice il direttore sanitario di via Dante, Alessandro Rampa – Aspettiamo di capire se la scadenza del 30 giugno sarà effettivamente confermata e in quali termini. Quando avremo informazioni più precise faremo comunque in modo di attrezzarci per assicurare a tutti i medici gli spazi necessari per effettuare le visite. In questo momento di difficoltà economica non credo che si vogliano imporre spese agli ospedali per nuovi ambulatori; credo si lavorerà nell’ottica del buon senso e della buona gestione».

Anna Campaniello

Nella foto:
Le visite private intramoenia dei camici bianchi sono finite sotto la lente del nuovo ministro della Salute Renato Balduzzi

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