Vita dell’Ottocento, tra campagna e città

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Un percorso nella pittura di paesaggio a nel quotidiano di una società che si affaccia alla modernità

Non una semplice galleria di quadri, ma un percorso che racconta la quotidianità della vita e i suoi lati più epici. Attraverso novanta capolavori, eseguiti dai maggiori protagonisti della cultura figurativa ottocentesca lombarda e ticinese, l’esposizione “Un mondo in trasformazione” illustra l’evoluzione della pittura di paesaggio, rurale e urbano, tra il 1830 e il 1915, ma anche i profondi mutamenti di

una società che si affacciava alla modernità con l’irrompere della ferrovia, dell’industria, del disagio sociale. Lungo il percorso espositivo della mostra, allestita alla Pinacoteca Giovanni Züst di Rancate (Mendrisio) fino al 12 gennaio, il visitatore ha modo di immergersi nell’ambiente cittadino ottocentesco attraverso le suggestive vedute di Lugano e Milano dipinte da artisti quali Giovanni Migliara, Giuseppe Canella, Carlo Bossoli e Giuseppe Elena, che testimoniano le significative modifiche dell’assetto urbano.
Mentre in alcuni quadri la denuncia sociale si fa più esplicita, altri dipinti colgono momenti di grande intensità espressiva come, ad esempio, L’alveare di Luigi Rossi, Ritorno dal lavoro e L’abbruttito di Pietro Chiesa. Con il dipinto Venduta!, di Angelo Morbelli, viene ritratta l’annichilente realtà della prostituzione minorile, una piaga che si tramanda intatta, anche se in modi diversi, fino a oggi.
Tanti e diversi i linguaggi pittorici: dalla Scapigliatura al Verismo per approdare al Divisionismo di Giovanni Segantini, Emilio Longoni, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Edoardo Berta, Giovanni Sottocornola e aprire una finestra sulla prima fase del Novecento con le opere prefuturiste di Umberto Boccioni. Ad affiancare la mostra, lo spettacolo di narrazione e musica “Una strada che porta lontano” del Teatro dei Fauni, in scena alla Pinacoteca sabato 30 novembre, alle 21 (prenotazione obbligatoria). Info: www.ti.ch/zuest.

Nella foto:
In alto, “Bellagio” di Eugenio Spreafico; a sinistra, il dipinto di Luigi Rossi, “Sulla panchina di Biolda”

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