Cronaca

Vite vere e contadine

altPubblicazioni – Oggi alle 21 a Maslianico il giornalista Emilio Magni presenta il suo nuovo libro

 

Oggi, alle ore 21, nel salone della scuola elementare di Maslianico il giornalista Emilio Magni (nella foto a lato) presenterà il suo ultimo libro Richén principe della zolla. Una storia brianzola, edito da Mursia. In questo “romanzo brianzolo” si ritrovano, messe per iscritto, le tracce di tante esistenze, di luoghi, tempi, voci che sentiamo presenti eppure inesorabilmente vediamo scolorite negli anni e nel ricordo.
Richén, principe della zolla, edito da Mursia, è la storia del contadino Enrico Conti, nato nel 1868 al Cavogn, «l’insieme di cascine e di stalle sui dossi di Anzano del Parco» situato «sul dolce crinale della collina che divide la conca dell’Alserio, a settentrione, dalle ondulate estensioni coltivate da millenni» della Brianza e poi

della Pianura Padana.
Dalle colline del Cavogn alle rive del lago di Alserio, dalla nuova cascina costruita da Enrico fra Incino e Ponte Nuovo al popoloso centro di Erba che cambia fisionomia con il progresso, i luoghi delle vicende sono rievocati con realismo nel loro aspetto e nella vita vissuta al loro interno, come detta la migliore tradizione lombarda e manzoniana.
Lo spessore della verità storica caratterizza anche i personaggi, certamente nati da volti, azioni, modi di parlare e di pensare di tante figure reali a cui va il pensiero di chi legge, se appena l’età gli consente di spaziare nel ricordo oltre gli ultimi decenni.
Magni non si limita a una convincente narrazione storica: vuole raccontare le esistenze. Riesce in questo intento perché la sua è la voce di uno che ha conosciuto e vissuto quel mondo, che ha ascoltato molte storie e molto ha scritto di uomini e donne, di luoghi un tempo diversi e poi cambiati in modo quasi traumatico.
Sa quindi che cosa dire, e occorre rendergli il merito di un atto di amore verso la terra lombarda e brianzola: il desiderio di preservare il patrimonio di esperienza e di sapienza del mondo contadino, l’identità dei luoghi che oggi sono nostri, la silenziosa grandezza degli umili che li plasmarono.
Qualcosa di più profondo e sentito di ogni resoconto storico o giornalistico. Magni percorre un secolo attraverso la vicenda di Richén, uno dei «principi della zolla» – così li chiamava Gianni Brera – che per secoli guidarono in condizioni di povertà le cascine lombarde. Il giovanissimo Enrico all’inizio del romanzo appare nella sua concretezza e nella prontezza di mente e di cuore che lo caratterizzerà agli occhi del lettore. Tutt’uno con le sue esperienze sono i luoghi che lo circondano e la presenza corale della famiglia, quella di origine e quella che egli stesso creerà, sposando la sorella adottiva: è Veronica, abbandonata neonata in un lavatoio di paese e cresciuta come una figlia dai suoi genitori, che Enrico ama e possiede fin da giovanissimo.
Si succedono esperienze che davvero costellavano le semplici vite dei contadini: la durezza e i cambiamenti del lavoro, la sottomissione d’obbligo ai “signori”, le rare occasioni di vedere il mondo oltre la cascina e il paese: Richén vive la scoperta della città con la spedizione a Como, in occasione della visita per il servizio militare, con la rituale e poco felice tappa alla casa di tolleranza, ma anche qualche occasione di contatto con il mondo ricco e lontano delle ville e dei signori.
Con gli anni che avanzano Erba vede due guerre e con esse la fame, i figli che non ritornano, i morti del tragico bombardamento del lavatoio nel 1944, e nel secondo dopoguerra si ritrova sull’orlo di uno sconvolgimento, quello del “progresso a tutti i costi” senza “lentezza, raziocinio e buon senso”, che insieme alla voglia di vivere di Richén spazzerà via un intero mondo e smarrirà certezze che ancora oggi fatichiamo a ritrovare e a compensare.

Giuliana Panzeri

15 marzo 2013

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