Lario ad arte

Vito Valentino Cimarosti

vito_valentino_cimarosti_autore_smallL’AUTORE
Vito Valentino Cimarosti, premiato anche per la sua attività di medaglista
Vito Valentino Cimarosti (nella foto, click per ingrandire) si è diplomato in scultura all’Accademia di Belle Arti “Brera” di Milano con il professor Enrico Manfrini nel 1983. È docente di Scultura e Discipline Plastiche presso il Liceo Artistico Statale “Fausto Melotti” di Cantù. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private, tra cui il GAMEC di Bergamo, il Medagliere della Biblioteca Apostolica Vaticana, il Museo Diocesano di Mantova, il Museo del Duomo di Fidenza, il Museo “Stauro”.  Oltre che per la scultura, Cimarosti è noto per la sua attività di medaglista, un’arte applicata che ha ancora un ruolo importante. Le sue capacità in questo settore sono state premiate, nel 2012, con il conferimento del Premio Bazzi per la numismatica.

vito_valentino_cimarosti_opera_smallL’OPERA
Onde nel legno d’acero seduzione per occhi e dita
Katia Trinca Colonel
Marguerite Yourcenar al suo Adriano nelle note Memorie fa dire: «Mi interessava una tecnica: volevo trovare la cerniera ove la nostra volontà s’articola al destino, ove la disciplina, anziché frenarla, asseconda la natura». Nelle sculture di Vito Cimarosti ritroviamo costantemente questa ricerca. La natura diviene forma, piegata dalla volontà dello scultore, ma allo stesso tempo si lega alla vita proprio come i due lembi di una cerniera. Basta osservare –  ma forse sarebbe meglio dire lasciare che lo sguardo vi perda dentro –  la scultura in legno d’acero Toccami rappresentata qui accanto. È straordinario l’effetto di liquidità che trasmette.
Una sensazione comunicata dalla vista, ma la cui seduzione espressiva si coglie in modo completo solo attraverso il tatto, lasciando scorrere le dita sopra queste onde levigate con incredibile maestrìa.
La natura asseconda la disciplina, la volontà narra una storia.  Le onde di Toccami sono le pieghe del nostro destino, come la terra ha nutrito l’acero di cui l’opera è fatta, così noi che viviamo di quei sali minerali e di quell’acqua, dentro il suo flusso cogliamo le luci e le ombre, il concavo e il convesso. Nei contrappunti delle sue increspature c’è molto: quello che ci ha vivificato e quello dentro cui ci siamo smarriti, quello che ci ha innalzato e ciò che ci ha sprofondato. Toccare la scultura di Cimarosti è dunque come leggere un poema che ci riguarda molto da vicino.
«La scultura Toccami –  ha scritto la critica e docente di filosofa Loretta Tenti – vuole riaffermare il principio “vedo, tocco, dunque sono”, che oggi sembra sostituito dal principio “sono visto, dunque esisto». Ecco allora che partendo dall’oggetto la produzione scultorea di Cimarosti  – forte di una tecnica artigianale pregevole – si allarga a indagare la nostra essenza più profonda, qualcosa di primordiale e nascosto che solo l’arte può portare allo scoperto.
Accade anche nelle sculture dedicate al mito del femminile  – come Neiade, Dafne e Frine – dove la sensualità delle forme incarna il simbolico della maternità e della fertilità. I corpi delle dee escono dal legno, ne sono la naturale continuità. Frine, modella di Prassitele e sua amante, accusata di empietà e difesa dall’oratore Iperide che ottenne l’assoluzione semplicemente mostrando ai giudici la sua nudità – nella visione lignea di Cimarosti non ha che da mostrarsi in tutta la sua semplice, naturale bellezza.
Nell’opera di  Cimarosti, apollineo e dionisiaco – il rigore concettuale della forma e l’irragionevolezza di ciò che viene rappresentato – si equilibrano nel legno come nel bronzo, acquisiscono leggerezza e libertà, impongono la loro presenza con discrezione e potenza allo stesso tempo.
«Introverso, riflessivo e indagatore», ha detto il professor Enrico Manfrini docente all’Accademia di Belle Arti “Brera” a Milano, riferendosi all’allora allievo Cimarosti cogliendo bene la sua attitudine all’introspezione e all’osservazione, qualità che l’artista ha messo al servizio della fotografia oltre che della scultura. La sua abilità di medaglista, infine, conferma la perizia nel trattare la materia anche in opere di ridotte dimensioni. «Tra i contemporanei creatori di medaglie, di certo Vito Cimarosti è tra quanti le sanno elevare ai livelli dell’arte», ha scritto il direttore del Museo Gonzaga di Mantova, monsignor  Roberto Brunelli.

GALLERIA  (clicca su una immagine per visitare la Galleria)
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20 Nov 2013

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