Vittima di abusi la notte di Natale: ottiene giustizia 8 anni dopo

La Corte di Cassazione

Stava passando la notte della vigilia di Natale del 2012 nella casa della zia e del suo compagno, «un uomo che era sempre stato il mio mito», avrebbe poi rivelato nel corso degli interrogatori.
Solo che quest’ultimo, rimasto solo sul divano con la ragazza che all’epoca aveva 16 anni, la palpeggiò in modo molto pesante nelle parti intime.
Un approccio già avvenuto nei mesi precedenti, in modo meno invasivo, quando l’uomo si era giustificato dicendo che l’aveva fatto solo per vedere se «provava solletico».
Insomma, la storia, che risale a molto anni fa, era finita prima su un tavolo della Procura – pubblico ministero Maria Vittoria Isella – poi di fronte al Collegio di Como che tuttavia aveva assolto l’imputato, un 46enne residente ad Albese con Cassano (di cui non forniremo altri dettagli a tutela della vittima dell’abuso), non ritenendo credibile la versione della giovane.
La parte civile, rappresentata dall’avvocato Pierpaolo Livio, e anche la Procura lariana, si erano poi rivolti ai giudici dell’Appello, ottenendo il ribaltamento della sentenza e la condanna a un anno e 10 mesi con la pena sospesa per la «occasionalità del fatto» e la «spontanea desistenza alle prime opposizioni della ragazza».
Sentenza che nei giorni scorsi è stata confermata anche dalla Cassazione, cui si erano rivolti i legali dell’imputato.
La Suprema Corte ha chiuso il caso con uno sconto di pochi mesi (riquantificando il tutto in un anno e tre mesi) ma confermando quello che la giovane più auspicava, ovvero che le venisse riconosciuto il fatto di aver sempre raccontato la verità.
«Non posso che sottolineare – conferma l’avvocato Livio al riguardo – la soddisfazione della mia assistita e quella dei suoi famigliari per la conferma della condanna. La ragazza, dopo l’assoluzione in primo grado, si era vista tacciata di falsità: la verità processuale si è finalmente e definitivamente sovrapposta al racconto della vittima. Ora in sede civile andremo a chiedere al condannato il risarcimento per il danno morale patito».
I fatti, come detto, sarebbero avvenuti tre il novembre del 2012 e la notte di Natale dello stesso anno.
La giovane aveva raccontato quanto accaduto prima a degli amici tramite sms, poi alla nonna che le chiese il perché di quella tristezza improvvisa – ancora più strana, perché proprio sotto Natale – e dei pianti notturni che udiva quando la 16enne era a letto. In Tribunale a Como tuttavia l’imputato fu assolto, in quanto il racconto fatto dalla 16enne non fu ritenuto «pienamente attendibile».
Al centro delle motivazioni erano finite due versioni un po’ diverse dell’abuso (ad un amico disse che era stato fatto in salotto, ad un altro in camera), il fatto che la vittima non corse subito a denunciare lo zio acquisito, e il fatto che la denuncia arrivò dopo dei rimproveri per dei brutti voti subiti. Quasi come se la ragazza volesse attirare l’attenzione su di sé e giustificarsi.
I giudici di Milano, e in seguito quelli della Cassazione, nella foto, hanno però ribaltato tutto: non è vero che la giovane non denunciò il fatto ma lo raccontò prima agli amici e poi alla nonna. Inoltre, che il suo curriculum scolastico non fosse eccelso era a noto a tutti in famiglia da tempo. Ed infine, secondo i giudici, «non c’erano pregressi rancori e conflittualità tra le parti» che potessero giustificare un sentimento di rivalsa. Insomma, per i magistrati la ragazza avrebbe nel tempo reso «plurime versioni sempre coerenti e dettagliate», superando dunque «ogni ragionevole dubbio». Abusi che tra l’altro l’allora 16enne aveva raccontato pure a una psicologa.

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