Vivarelli assolto: «Non calunniò il dipendente»

La querelle attorno alla casa di riposo – L’accusa aveva chiesto un anno
L’udienza con il rito Abbreviato sull’intricata vicenda di Ca’ d’Industria
Assolto perchè il fatto non sussiste.
Romolo Vivarelli, ex componente del consiglio di amministrazione di Ca’ d’Industria, ha chiuso ieri pomeriggio la propria posizione con la giustizia in attesa di eventuali contromosse della Procura. L’uomo era stato indagato per il reato di calunnia ai danni del dipendente della casa di riposo Davide Scarano. Una vicenda che ha finito con il portare a processo, oltre a Vivarelli che ha scelto il rito Abbreviato, altri tre componenti dell’ex cda e un
brigadiere della guardia di finanza in servizio alla procura di Como. L’imputato finito ieri in aula doveva rispondere per l’aver riferito al pubblico ministero – le volte che fu sentito prima come persona informata sui fatti, poi come indagato – frasi che sarebbero state pronunciate da Scarano nei confronti dei vertici di Ca’ d’Industria e in particolar modo del presidente di allora, Domenico Pellegrino. Vivarelli, secondo l’accusa, disse di ricordare il dipendente istigare i propri compagni ad atti di intimidazione e violenza, invitando a «far saltare» Pellegrino e a «sparargli in testa». Frasi che invece Scarano ha sempre ribadito con forza di non aver mai pronunciato (è stato anche lui assolto dalle accuse di istigazione a delinquere e diffamazione), tanto da presentare una querela nei confronti di Vivarelli e degli altri componenti del Cda. E proprio la prima parte di questo filone nato dalla denuncia di allora (la seconda, con gli altri imputati, è fissata per marzo in un dibattimento pubblico) è approdata ieri in aula di fronte al giudice dell’udienza preliminare Maria Luisa Lo Gatto, chiamato a decidere sul rito Abbreviato scelto da Vivarelli e dal suo avvocato Arianna Liberatore.
Il pubblico ministero Mariano Fadda (in aula c’era anche il procuratore capo, Giacomo Bodero Maccabeo), nonostante gli sconti per il rito, ha chiesto una condanna a un anno. L’avvocato Fulvio Anzaldo, legale di parte civile di Davide Scarano, si è associato alle conclusioni del pm chiedendo al giudice un risarcimento danni da quantificare. La difesa ha invece invocato l’assoluzione, al temine di una arringa in cui ha sottolineato come «tutta la vicenda sia da ridimensionare», e come «tanto quanto non c’era l’istigazione a delinquere di Scarano» allo stesso modo non si può parlare «di calunnia per Vivarelli». «Il contesto di quei giorni era particolare – ha concluso l’avvocato Liberatore – e non bisogna dimenticarlo per valutare quello che accadde». Anche l’imputato ha preso la parola con delle spontanee dichiarazioni, ricordando appunto il clima teso di quei giorni, successivo alla decisione di Ca’ d’Industria di esternalizzare il servizio mensa ad una ditta di Milano, la Fms, appalto a sua volta finito al centro di un fascicolo della procura e che non mancò di suscitare vibrate proteste tra sindacati e dipendenti. Ieri si è così giunti in aula e alla fine, dopo quasi due ore di camera di consiglio, il gup di Como ha letto la sentenza di assoluzione per Vivarelli in quanto per il giudice «il fatto non sussiste». Poche parole da parte del legale di Scarano: «Non commento – ha detto l’avvocato Anzaldo – Attendo solo con curiosità di leggere le motivazioni della decisione».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Le proteste dei dipendenti di Ca’ d’Industria alla notizia dell’esternalizzazione del servizio mensa alla Fms di Milano

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