Viviana Ballabio, un ritorno alla ricerca di una erede

Meglio l’ippica
di Paolo Annoni

I ritorni in campo dopo un ritiro sono eventi che di solito non mi convincono. Non me ne voglia l’attuale presidente del Coni lombardo, Pierluigi Marzorati, ma i suoi due minuti contro Treviso nel 2006, 54enne, per festeggiare i 70 anni di Cantù e i cinque decenni sul parquet del “Pierlo” non so quanto abbiano aggiunto a una carriera già strepitosa e inimitabile tra scudetti, coppe e nazionale. Ora ci prova la Marzorati in gonnella, Viviana Ballabio.
Vivi, numero 10 della Comense, squadra

dove, così come Marzorati a Cantù, ha scritto pagine indelebili della storia del basket femminile internazionale. Una serie di titoli iniziati con uno scudetto Juniores vinto a Grado, partita a cui ho avuto la fortuna di assistere. La Ballabio aveva lasciato il basket giocato nove anni fa, 36enne, ma ancora al top, senza mai abbandonare però di fatto la Comense. Domenica 27, nel suo Palasampietro coach Barbiero le darà qualche scampolo di partita. Al Pianella, Sacripanti fece partire Marzorati in quintetto, unico italiano con quattro stranieri, il “Pierlo” lo ripagò con una palla recuperata.
Penso che si debba vivere questi eventi come una festa, al di là dei gesti atletici e tecnici che si possono esprimere oltre i 40 e i 50 anni, al di là dei ricordi. Gli unici rientri veri nel basket rimangono al momento quelli di Michael Jordan, ma sono pronto a ricredermi.
Non so se ha ragione Dino Meneghin quando dice che il ritorno in capo della Ballabio è «un esempio per i giovani». Di certo potrà essere una bella festa, un’occasione unica per riempire il palazzetto di Casnate. Anche con la speranza di trovare presto la nuova Ballabio nel vivaio della Comense.

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