Vizi e misteri svizzeri nel nuovo romanzo di Andrea Fazioli

Un cantone che è prisma forse insondabile ma proprio per questo attraente, fatto di misteri, scandali e contraddizioni, diviso fra tradizioni antiche come i grotti di paesini dove si sa tutto di tutti, e sfide avveniristiche come il progetto AlpTransit. Un cantone che, a raccontarlo bene, attraverso personaggi con il ruolo di simboli senza averne però la ridondante pesantezza, è specchio del nostro tempo. Lontano mille miglia dall’immagine patinata di quiete ed  efficienza, riservatezza e autorevolezza che accompagna il concetto di “Svizzera” nel comune sentire. Un cantone che s’interroga, forse anche alla luce delle recenti involuzioni del dibattito-scontro in sede di politiche economiche con la vicina Italia, sulla sua stessa natura: “La Svizzera italiana non si può definire, nemmeno dopo anni di esperienza. Un brandello d’italianità fuori dai confini italiani? La faccia mediterranea della Confederazione? Un piccolo stato geloso o un grande villaggio tra le Alpi e la pianura”. Non c’è solo letteratura d’intrattenimento d’alta scuola, ma anche – tenendosi ben lontani dall’ovvio –  la voglia di allargare lo sguardo al contesto sociale e politico, nel nuovo romanzo di  Andrea Fazioli. Lo scrittore di Bellinzona nonché giornalista e autore radiotelevisivo per la Rtsi svizzera, torna in libreria con la milanese Guanda e con lo smilzo ma denso romanzo Il giudice e la rondine (pp. 126, 8 euro), ambientato fra Giornico, il Locarnese e Lugano. Si tratta di un noir  che ripropone – a grande richiesta – l’investigatore con cui ormai da anni si misura Fazioli, Elia Contini, già protagonista di altri quattro romanzi (l’ultimo, La sparizione, risale al 2010). La vicenda dell’ex giudice Madocchi “amareggiato della vita” e della sua bella moglie sospettosa lascerà il segno su Contini, stretto fra un inatteso intrigo sentimentale e un caso per nulla lineare. Di  nuovo l’autore ticinese affronta la sfida del romanzo di genere, il giallo con striature psicologiche (ma qui non mancano azione e suspense adrenaliniche), per indagare a più ampio raggio i vizi del vivere d’oggi, e in particolare della condizione esistenziale degli svizzeri contemporanei. Stavolta, con particolare efficacia.

Qui si conferma  punto fermo narrativo nella scrittura di Fazioli, come sorta di cartina al tornasole e genius loci, proprio il buon Contini, che ha un metodo di lavoro (e anche amori) alla Adamsberg (l’eroe di Fred Vargas per chi non lo sapesse) senza avere però incarichi ufficiali di investigazione: ex giornalista, innamorato riamato ma preda di mille ripensamenti e tentennamenti come la sua Francesca, per hobby fotografa volpi, rilegge Dante e dissemina barchette sui fiumi. La storia ora mette in primo piano un caso emblematico per la Svizzera d’oggi. Prestiti a usura milionari, un giudice decaduto, oscuri ricatti. Fazioli è abile nel condurre il gioco tenendo sempre desta nel lettore la tensione e noi ci guarderemo bene dal rovinarvi la festa e il piacere rivelandovi altro. Pregustiamo però già un’altra avventura “sui generis” del buon Contini Gli spunti offerti dalla cronache ticinesi non mancano. Andrea, classe 1978, ha pubblicato anche Uno splendido inganno (Guanda 2013), Come rapinare una banca svizzera (Guanda 2009), L’uomo senza casa (Guanda 2008, vincitore premio Stresa e finalista premio Comisso), Chi muore si rivede (Dadò 2005). I suoi libri sono tradotti in varie lingue; suoi racconti sono apparsi su giornali o riviste e sono presenti in antologie. Fazioli si è laureato in lingua e letteratura italiana e francese, all’università di Zurigo, con una tesi sul poeta Mario Luzi. Da una lirica del grande fiorentino, prende le mosse anche il titolo del nuovo romanzo. Il sito di riferimento è www.andreafazioli.it.

Lorenzo Morandotti

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