Vizi privati e pubbliche poltrone

opinioni e commenti di mario rapisarda

di Mario Rapisarda

Tanto tuonò che piovve. Perdonate il ricorso alla frase fatta, ma la situazione di Palazzo Cernezzi, prima o poi, doveva esplodere.

E alla fine, dopo settimane, anzi mesi di litigi, passi falsi e smanie di protagonismo da parte di qualche assessore, è venuto alla luce il palese scollamento tra le forze della coalizione. Evidenziato da una troppo spesso evidente inefficacia amministrativa.

I fatti sono noti: da alcune giorni Lega e Fratelli d’Italia discutono animatamente sulla costituzione di una commissione speciale sulla sicurezza.

Forza Italia ha preso al balzo questa situazione per scrivere al sindaco, denunciare le “troppe ambizioni personali e di potere” e ritirare così la delegazione di giunta, pur garantendo l’appoggio esterno.

E ha imbottito questa lettera con richiami all’idealità, al cattolicesimo liberale (?!) e al desiderio di contrastare il declino del Paese.

Tutto bello, anzi bellissimo. Peccato, però, che si tratti soltanto di parole in libertà. La realtà è tremendamente diversa.

Forza Italia è entrata a piedi uniti nelle vicende del Comune di Como per motivi di bottega, e non certo per “alta politica”. Per i contrasti con le altre forze di maggioranza e per le tensioni che vive al suo interno. Il resto è fumo, che nemmeno a Londra te lo aspetti.

Il partito azzurro, questa è la verità, ha subìto una sconfitta poderosa alle elezioni provinciali e si sente tradita dai suoi stessi alleati, Lega in primis. Inoltre non riesce a uscire dal dualismo che vive dentro il partito, con rese dei conti al calor bianco che ben poco hanno a che fare con gli ideali del vagheggiato cattolicesimo liberale. Quindi ha deciso di vendicarsi schierando i cannoni su Palazzo Cernezzi, sparando a palle incatenate sul Carroccio, su Fratelli d’Italia e su alcuni suoi stessi rappresentanti, ritenuti ormai nemici interni.

Detto questo, per amor di verità ed esigenza di chiarezza a beneficio del lettore, non si può fare a meno di condividere l’analisi almeno su un punto. Cioè la necessità che questa coalizione serri le fila e riprenda un’attività amministrativa lontana dalle beghe di piccolo cabotaggio. Altrimenti la capitolazione è dietro l’angolo.

Il pallino è adesso unicamente nelle mani del sindaco, che ha sempre detto, prima di essere eletto e in seguito, durante la formazione dell’esecutivo, di non voler essere ostaggio dei partiti. In questo momento, però, lo è diventato. In modo evidente. La politica, a Roma, a Milano e in periferia, è mediazione. Ma non può diventare un compromesso il cui fine è unicamente la spartizione delle poltrone.

Il malato è grave, ma soltanto una persona può guarirlo. È Mario Landriscina. Che oggi deve dimostrare di essere non soltanto un bravo medico, ma anche un abile politico.

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