Vogliamo essere protetti, non vendicati

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di Mario Guidotti

Dal 5 agosto scorso, con l’approvazione del Senato, è legge una proposta dell’ex-ministra della Salute Grillo che prevede un inasprimento delle pene, pecuniarie e detentive, per chi aggredisce medici e personale sanitario nelle loro funzioni. Bene, chissenefrega.

Eh sì, scusate, ma se un energumeno mi rompe il naso perché aspetta da ore in Pronto Soccorso e poi deve pagare 500 euro di multa (che ovviamente come tutte le sanzioni non pagherà) a me importa zero. Vogliamo essere protetti, non vendicati. Vogliamo essere sereni nelle nostre funzioni, desideriamo concentrarci nella cura della gente senza guardarci le spalle, ci interessa poter comunicare tranquillamente con malati e loro parenti, chiedere gli esami strumentali che riteniamo opportuni e non quelli “suggeriti” dallo zio muscoloso o dal cognato vigoroso perché hanno ascoltato la televisione o letto internet.

Scusate, ringraziamo di cuore i politici che se ne sono fatti carico e non vogliamo passare per eterni lagnosi, anzi finalmente qualcuno che ha posto un pensierino per la Sanità. Non vogliamo neppure essere messi nella categoria, frequentatissima, di coloro per i quali “non è questo il problema”, metodo famoso non solo per non risolverlo, ma neppure per affrontarlo.

Ma è da quando chi scrive era bambino (vi assicuro: tanto, tanto tempo fa) che notoriamente l’inasprimento delle pene non previene il reato. La dice lunga la pena di morte, che non spaventa assassini, stupratori, pedofili nel mondo. E allora? Cosa vogliono questi noiosi sanitari? Per esempio un movimento di pensiero, un’inversione di rotta culturale. Basta trasmissioni, articoli e articolesse (a cominciare da noi medici) che incensano quella procedura medica, che indicano quali esami, quali operazioni e quali farmaci salvano la vita.

Questo non per mettere la Sanità in cima a una torre d’avorio lontana dalla gente, ma per ridare rigore e credibilità al settore, attualmente degradato a prodotto di supermercato. Vuoi saperne di più di come si cura quella malattia? Vai a leggere la review  su “The Lancet” o l’ultima metanalisi sul “New England Journal of Medicine”. Bene anche il “British Medical Journal” e “JAMA”. Ecco, non scadrei a leggere la “Minerva della Valvarrone” (non esiste, è un’iperbole giornalistica, anzi mandiamo un abbraccio agli amici di Tremenico).

Questo è per dire che bisogna cimentarsi e saper leggere le riviste scientifiche prima di esigere un esame o una terapia. Chiediamo poi ambienti sicuri. Pronto Soccorso non accessibili ad intere famiglie vocianti e turbolente. Ambienti di degenza liberi da parenti ed ambulatori sicuri e appartati. Sì, che significa non avere la fila fuori di gente sempre lì a ciarlare e soprattutto ad ascoltare.

Con il risultato che appena entrati dicono: “dottore, credo di avere la stessa malattia della signora di prima, ma vorrei un’altra terapia perché quella che ho sentito prescrivere me l’ha sconsigliata adesso in chat la mia vicina di casa”.

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