«Vogliamo lavorare». L’urlo dei campionesi
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«Vogliamo lavorare». L’urlo dei campionesi

Il dramma del lavoro che non c’è (o del lavoro che non c’è più) è uguale a tutte le latitudini. In fabbrica così come negli uffici. Alla catena di montaggio così come dietro ai vellutati tavoli verdi di una casa da gioco.
Gli slogan urlati ieri mattina dai dipendenti del Casinò di Campione d’Italia assiepati sotto le finestre della Prefettura, sono stati gli stessi di chiunque altro si sia trovato nella condizione di vedere soltanto buio nel suo futuro: «Riaprire subito» e «Vogliamo lavorare». Con in più quel «Campione è d’Italia» che segnava la specificità di un lembo di terra diventato in pochi giorni un luogo da incubo dopo essere stato per decenni il miraggio di molti.
La società di gestione del Casinò è fallita venerdì scorso. Il monumentale edificio disegnato da Mario Botta è chiuso sine die. E la paura è il sentimento che ormai ha preso alla gola ogni cittadino dell’enclave.
Ieri mattina una delegazione sindacale è stata ricevuta dal nuovo prefetto di Como, Ignazio Coccia. Il rappresentante del governo non ha aggiunto molto a quanto già non si sapesse. Ha ribadito che per riaprire la casa da gioco serve un intervento normativo. Un iter non brevissimo per il quale è condizione indispensabile la volontà politica.
Sempre il prefetto ha confermato di aver parlato della questione con il capo di gabinetto del Viminale. Tutti a Roma conoscono il problema. C’è soltanto da capire in che modo vogliano risolverlo. E soprattutto, se vogliono davvero farlo.
Il sindaco di Campione d’Italia, Roberto Salmoiraghi, ha trascorso l’intera giornata di ieri nella capitale incontrando deputati e senatori nel tentativo di sensibilizzare i gruppi parlamentari sulla crisi del paese.
Oggi, alle 15.30, lo stesso sindaco incontra a Milano il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Una presa di posizione del governatore, esponente della Lega, potrebbe essere di grande aiuto. Tuttavia, ciò che serve, come detto, è una iniziativa del legislatore che apra la strada a una gestione diversa dall’attuale. «Dobbiamo evitare l’estinzione di una comunità – afferma Matteo Guanziroli, delegato della Rsu del Casinò di Campione – tutti a parole ne sono consapevoli ma a noi servono i fatti. Purtroppo il mese di agosto non ci aiuta, anche le istituzioni vanno in ferie e temo che faremo fatica a trovare un interlocutore».
Attualmente, dice ancora Guanziroli, «i lavoratori sono sospesi e senza stipendio. I curatori fallimentari non prenderanno alcuna decisione prima di settembre, ci hanno detto di dover esaminare molti documenti e questo è comprensibile. Ma noi non abbiamo tempo. La riapertura immediata della casa da gioco è l’unica soluzione possibile. Con quale atto normativo non sta a noi dirlo».
Campione d’Italia senza il suo Casinò «è impensabile – conclude Guanziroli – accettiamo suggerimenti ma non c’è possibile alternativa».
L’ultima considerazione è una battuta. «Siamo dentro un ossimoro – dice – parliamo del fallimento di una società che produce soldi. Un’assurdità».

2 agosto 2018

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Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


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