«Voleva far esplodere il condominio». Andrà a processo per tentato omicidio

Tribunale di Como

In preda a minuti di follia, avrebbe incendiato la propria auto che si trovava nel box, aiutandosi anche con del liquido accelerante e con pneumatici. Poi avrebbe aperto il gas della cucina, che si trovava al piano di sopra rispetto al box, bloccando le valvole di sicurezza dei fornelli con un forno a microonde per impedire che entrassero in funzione. Infine si sarebbe allontanato dal caseggiato dove abitava, a Solbiate con Cagno. Per fortuna non si arrivò all’esplosione, e i vigili del fuoco – chiamati dagli altri condomini svegliati dal fumo che si stava insinuando nelle case – riuscirono a spegnere l’incendio. Un gesto per cui ora il responsabile, che era stato fermato dai carabinieri, dovrà rispondere davanti a un giudice, accusato dalla Procura di Como (pm Alessandra Bellù) non solo di minacce e incendio, ma anche di tentato omicidio. Secondo la tesi dell’accusa, infatti, l’uomo (un 46enne) avrebbe compiuto «atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte degli abitanti del condominio». Non riuscendo nell’intento solo per l’intervento delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco. Furono sei i condomini trasportati al pronto soccorso di Tradate dopo aver inalato il fumo. Una storia incredibile, che sarebbe stata provocata – secondo la tesi dell’accusa – da problemi condominiali e litigi, avvenuti sia nei mesi antecedenti al fatto (che risale a domenica 2 agosto del 2020) sia la mattina stessa. L’incendio causò ingenti danni alla struttura, e alcuni appartamenti furono dichiarati inagibili. Sono ben 12 le parti offese riconosciute dalla Procura, ovvero i vicini di casa ma anche l’intero condominio, difeso dall’avvocato Roberto Alberio. La pm ha chiesto il giudizio immediato, ma la difesa ha poi scelto il rito Abbreviato. Secondo una consulenza affidata all’ingegner Massimo Bardazza, comunque «non si sarebbe mai raggiunto il limite di esplosività».

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