Volontari comaschi della Croce Rossa nell’inferno di Genova
Cronaca

Volontari comaschi della Croce Rossa nell’inferno di Genova

Trenta ore nell’inferno di Genova. Marco Maspero, volontario della Croce Rossa di San Fermo della Battaglia, alle ore 16 del 14 agosto, poche ore dopo il tragico crollo del viadotto Morandi, era già arrivato a Genova con altri 10 volontari provenienti dalla Lombardia. Insieme a lui anche un altro collega di Lurate Caccivio, Luigi Castelletti. «Uno scenario impressionate. Tante volte avevo attraversato il ponte per andare in vacanza e subito dopo il crollo avevo visto le immagini, ma arrivare lì sotto è stato un vero shock – ha detto Maspero – Ero al lavoro ma ho chiesto subito mezza giornata di ferie e sono partito insieme agli altri volontari del nucleo regionale Lombardia». Trenta ore di lavoro, con brevissimi intervalli notturni, per assistere i vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di rimozione delle macerie e nella ricerca delle vittime. Il tutto nella zona più a ridosso della ferrovia. Un’operazione che ha messo a dura prova il fisico ma che ha lasciato un segno indelebile anche e soprattutto nell’anima. «Purtroppo eravamo lì mentre i pompieri estraevano i rottami di alcune auto precipitate e schiacciate dai resti del viadotto, con all’interno i corpi senza vita delle povere vittime – ha raccontato con un filo di voce Marco Maspero – Una situazione straziante. Guardando poi i monconi del ponte sopra di noi e osservando sbigottiti la grandezza dei detriti da rimuovere ti assaliva un senso di impotenza. Ma ovviamente non ci siamo fermati, dando tutto il supporto possibile ai vigili del fuoco sempre al lavoro, giorno e notte».

I vigili del fuoco a lavoro a Genova
I vigili del fuoco a lavoro a Genova

Un’esperienza difficile da dimenticare. «Sono andato perché ho fatto, oltre ai corsi base, anche uno di specializzazione per operare negli interventi di soccorso in situazioni e luoghi impervi e dopo i terremoti. Il giorno di ferragosto, nel pomeriggio ero comunque già rientrato al lavoro a Como avendo negli occhi e nella testa quanto vissuto», aggiunge Marco Maspero che ricorda le fasi più concitate delle loro operazioni. «Non ci siamo fermati un attimo. È stato un lavoro veramente impegnativo. Anche se, trattandosi in alcune circostanze di operazioni molto lunghe, avevamo il tempo per guardarci intorno e cercare di renderci conto di quanto incredibile fosse la tragedia accaduta. Una situazione irreale», conclude Marco Maspero.
Insieme a lui Luigi Castelletti del comitato della Croce Rossa di Lurate Caccivio. «L’avvicinamento è stato veramente impressionante. Mentre arrivavamo, già dall’autostrada appariva come un qualcosa di incredibile. E una volta giunti al cospetto di questo enorme ponte siamo rimasti veramente senza parole. Ci siamo messi subito al lavoro per supportare l’intervento senza sosta dei pompieri. Vedere la piccolezza dei mezzi di soccorso dinanzi ai resti del ponte fa capire l’enormità di quanto accaduto. E soprattutto veder sbucare sotto quelle montagne di cemento le auto e i tir sbriciolati ti colpisce dentro. È toccato a noi, dopo il lavoro dei pompieri, portare fuori dall’area di scavo i corpi dei quattro poveri ragazzi di Torre del Greco morti mentre andavano in vacanza. Li abbiamo adagiati in terra in attesa dell’arrivo della polizia scientifica», ricorda Castelletti.

20 agosto 2018

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Fabrizio

Fabrizio Barabesi fbarabesi@corrierecomo.it


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