Cultura e spettacoli

Volta a caccia di gas fra Emilia e Toscana

Itinerari culturali in bicicletta
Marcarini scova una lapide dedicata al fisico su un passo appenninico
«In una civiltà invasa dai motori e dalla velocità, quale intimo piacere regala l’andare a piedi, camminare o pedalare nel paesaggio e nella natura. Non c’è nulla di più piacevole, specie se fatto lentamente».
Albano Marcarini, urbanista e cartografo milanese, dal cui sito www.vasentiero.it sono tratte queste parole, fa riscoprire cose di casa nostra che hanno lasciato un segno in tempi e luoghi lontani. È il caso della lapide in cui Marcarini è incappato sulla via del passo appenninico
della Futa, fra Emilia e Toscana, mentre percorreva l’itinerario ciclistico narrato nel suo libro La mia bici va a potassio. Milano-Roma a due banane l’ora, edito da Ediciclo (pp. 240, 14,90 euro).
«La possibilità di leggere lapidi e iscrizioni è tra le cose belle dell’andare su due ruote – racconta – e se anche voi passerete da Pietramala, due casette lungo la strada per la Futa e la Raticosa, leggerete di Alessandro Volta e dei suoi studi sui campi igniferi di questa zona: una delle tante sorprese del nostro percorso».
L’iscrizione di Pietramala recita testualmente: «Nel settembre 1780/ sui campi igniferi di Pietramala/ Alessandro Volta/ eseguiva le sue classiche ricerche/ sull’aria infiammabile / che estese all’eudiometro alla pistola voltiana/ assicuravano nuove alte possibilità teoriche alla scienza/ fondamentali applicazioni pratiche alla scienza?».
Si attesta poi che a porre la lapide, nel bicentenario della nascita del grande scienziato comasco, fu «la cittadinanza di Pietramala/ così consacrata alla scienza/ auspici il Comune e la Società Idrocarburi Nazionali».
Chiarisce Albano Marcarini che i campi igniferi, considerati a lungo “fuochi maledetti” dalla gente del posto e studiati scientificamente solo dall’età illuminista, erano dovuti a esalazioni di gas infiammabile. La località interessata dal fenomeno risulta essere fra le tappe appenniniche più curiose citate nei diari dei grand tour dei ricchi rampolli d’oltralpe, impegnati nell’attraversamento della penisola italica. Quanto agli strumenti citati nell’iscrizione, l’eudiometro venne ideato e utilizzato da Volta per misurare la respirabilità dell’aria, mentre con la pistola voltiana, «tale da incenerire l’imprudente scienziato che la inventasse, come nei fumetti», lo studioso sperimentò in recipiente chiuso la combustione e lo scoppio di miscele di aria e di gas infiammabili, come il metano.
«Abbiamo in Italia un patrimonio di strade utilizzabili da chi non vuole usare l’auto – commenta Albano Marcarini – Pensiamo ai 6.500 chilometri di ferrovie abbandonate, che potrebbero trasformarsi agevolmente in piste ciclopedonali, oppure ai tracciati innumerevoli lungo fiumi e canali, oggi aperti ai soli mezzi di servizio. Qui le resistenze cominciano dalle responsabilità a volte paralizzanti attribuite dalla legislazione».
«A Como – lamenta – complice anche il territorio stretto fra lago e montagne, siamo un po’ indietro nella creazione di percorsi cicloturistici rispetto ad altre province. Vi sono meritevoli iniziative di associazioni che stimolano la promozione di itinerari possibili lungo i tratti ferroviari dismessi, mentre il progetto predisposto dai 5 Rotary Club del Comasco per un percorso verde da Albate a Erba, per il quale si tratta di unificare molti tratti già esistenti, deve ancora essere attuato».
Ma la speranza in un cambiamento rimane: «In Germania lo scorso anno si sono vendute più biciclette elettriche che automobili», ricorda Marcarini.

Giuliana Panzeri

Nella foto:
Un ritratto a olio di Alessandro Volta con la sua invenzione più celebre, la pila
26 Maggio 2012

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