Volta, lariani smemorati e il business delle batterie

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di Giorgio Civati

«Comaschi ricchi, ricchi, ricchi». Quella considerazione di papa Giovanni Paolo II lanciata dalla piana di Lazzago, nel maggio del 1996, può essere valida per molte riflessioni, ancora oggi. Forse non tutti e  non sempre ricchi di soldi, noi comaschi abbiamo comunque innegabilmente un “patrimonio” incredibile di bellezze, storia, natura, capacità di fare, fama. Basta pensare al lago – il cui fascino richiama turisti celebri: proprio in questi giorni l’ex presidente Usa Obama sarà ospite con la moglie Michelle a casa Clooney, a Laglio, ma la lista è interminabile – all’industria tessile, sempre e comunque vanto del made in Italy della moda, alle bellezze naturalistiche e ambientali. Talmente ricchi da dimenticare o quasi autentici “pezzi” pregiati. Alessandro Volta per esempio, che non è solo il nome del liceo classico cittadino o di una via, ma molto di più.

Sempre più fondamentale per le sue scoperte, Volta appare però sottovalutato dai comaschi e un po’ da tutti gli italiani. Per dimostrarlo occorre prenderla larga. Tutta l’elettronica che agevola le nostre vite – o forse no, ma questo è un altro discorso… – ma anche i robot, l’intelligenza artificiale, internet, le auto elettriche e poi anche quelle che si guidano da sole si basano su quel genio di Alessandro Volta e la sua pila. Volt, da Volta, per l’energia elettrica, le pile e le batterie. Per quasi tutto, ormai. Bene, del comasco Volta si stanno “impossessando” Volkswagen e Goldman Sachs: ne ha scritto il “Financial Times” di recente e poi anche il “Corriere della Sera”, segnalando che le due società si stanno buttando nel business delle batterie. Che devono diventare sempre più efficienti, durature ed efficaci. E che saranno sempre più diffuse.

Non è un caso, insomma, che il progetto svedese Northvolt -è da cogliere “volt” nel nome: sempre lui, l’Alessandro comasco – sostenuto appunto da Volkswagen e Goldman Sachs, un miliardo di  dollari di investimento iniziale, possa essere un grande business, in diretta concorrenza con quella Gigafactory di Elon Musk, l’inventore della Tesla e di tante altre cose. Forse addirittura il business del futuro, nel nome di Volta.

Ricchi, come diceva Karol Wojtyla? Forse sì, di certo smemorati, inconsapevoli di tanta ricchezza anche immateriale quale è avere dato i natali al genio della pila e dell’elettricità. Incapaci. Anche di fregiarsi di un nome comunque fondamentale per lo sviluppo tecnologico ed economico degli ultimi due secoli abbondanti. E se sappiamo benissimo che le priorità del territorio sono altre, magari riattivare un battello spazzino per rendere meno luride le acque del lago, invase da detriti e legni, anche alzare lo sguardo oltre la solita buca, la consueta bega amministrativa, il continuo tran tran. Prendiamo il tempio che celebra lo scienziato: non certo tra le priorità, e forse va capito. Poveri di idee e di visioni, se continuiamo così noi comaschi saremo però sempre condannati alla mediocrità.

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