Voto referendario: il Ticino cantone più “conservatore”

Lugano

Il voto referendario di domenica scorsa conferma una tendenza emersa con forza negli ultimi anni: il Ticino è ormai uno dei cantoni più “conservatori” della Svizzera. A farsi sentire sono gli effetti politici della gigantesca globalizzazione in atto da un decennio ma anche una ideologia di fondo, protezionistica e localistica, di cui si fanno interpreti partiti quali la Lega dei Ticinesi e l’Unione Democratica di Centro (Udc). Nelle due votazioni politicamente più significative di domenica – quella sulla riforma fiscale e quella sulle naturalizzazioni agevolate per i ragazzi stranieri nati in Svizzera (la cosiddetta “terza generazione”) – il Ticino è andato controcorrente. Il nuovo fisco per le imprese è stato bocciato a livello nazionale (59,07% di no) ma promosso nel cantone di lingua italiana (51,21% di sì); le naturalizzazioni veloci sono state plebiscitate nella Confederazione (60,41% di sì) ma accolte in modo risicato a Sud del Gottardo (50,2%). Di un certo interesse l’analisi condotta dal politologo Nenad Stojanovic, ex deputato socialista a Bellinzona, che su Facebook ha comparato i risultati delle 10 città più grandi della Svizzera. Lo studio ha fatto risaltare un dato: Lugano è di gran lunga l’agglomerato urbano più «a destra» di tutta la Confederazione Elvetica, avendo accolto la naturalizzazione agevolata con il 51,1% e la riforma fiscale con il 56,5% dei sì, «i peggiori risultati delle 10 principali città» elvetiche». La città più “aperta”, secondo Stojanovic, è stata Berna, che ha approvato il referendum sulle naturalizzazioni addirittura con l’81,4% dei sì e respinto la riforma fiscale con il 76,4% di no.

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