William Vecchi sul tetto del mondo con il Real Madrid

William Vecchi allo stadio Sinigaglia nel 2013 - quando lavorava nel settore giovanile del Milan - con Filippo Inzaghi e Gianluca Zambrotta William Vecchi allo stadio Sinigaglia nel 2013 – quando lavorava nel settore giovanile del Milan – con Filippo Inzaghi e Gianluca Zambrotta

«Sono io a fare le domande. Vediamo se si ricorda i miei successi in Coppa Intercontinentale». È un William Vecchi carico e soddisfatto quello che si sta godendo qualche giorno di vacanza nella sua casa in provincia di Reggio Emilia. L’intervista inizia in maniera simpatica, con l’ex portiere del Como che fa domande al cronista sulla sua carriera.
E motivi per essere euforico Vecchi ne ha, visto che con il Real Madrid ha appena vinto il Mondiale per club. Perché l’ex numero uno del Como, classe 1948, è dal 2013 l’allenatore dei portieri della squadra spagnola. Lo ha voluto espressamente al suo fianco Carlo Ancelotti, il mister del Real. E da qui parte il suo racconto tra passato e presente.
William Vecchi, sappiamo che Ancelotti ha dovuto insistere parecchio per portarla a Madrid.
«Qualche anno fa ero nel settore giovanile del Milan – spiega – Era arrivato Massimiliano Allegri con il suo staff ed io ero stato mandato a lavorare nel vivaio. Ma non la ritenevo una retrocessione. Mi trovavo bene al punto che avevo rifiutato le offerte di Chelsea e Paris Saint Germain. Poi Ancelotti è stato ingaggiato dal Real…».
E a quel punto cosa è successo?
«Mi ha chiamato e mi ha detto che dovevo seguirlo. Io non ne avevo molta voglia perché i miei familiari non potevano venire con me e non mi andava di andare in Spagna da solo. Ho tergiversato a lungo, poi una settimana prima del ritiro Carlo mi ha chiamato per l’ennesima volta dicendo… che dovevo smetterla di rompere le scatole (in realtà il termine è un po’ più colorito, ndr.). A quel punto ho accettato, anche perché gli devo molto».
E così è cominciata l’avventura al Real Madrid come allenatore dei portieri, con l’ultima perla della vittoria del Mondiale per club.
«Beh… non c’è stata storia. Direi che è stata una vittoria ultra-meritata. Il Real era soprannominato la squadra dei “Galacticos”, ma direi che questa è mega-galattica. Un team troppo forte».
Come vive questa esperienza sul fronte professionale? Di fatto lavora nella squadra che al mondo ha la più alta concentrazione di campioni, con due nomi come Ronaldo e Bale su tutti.
«Mi trovo bene, anche perché, visti dall’interno, questi sono bravi ragazzi e seri professionisti. E più si va in alto più queste qualità aumentano. Non posso che parlare bene di tutte le persone che fanno parte del gruppo».
E invece da un punto di vista strettamente personale come si trova? I suoi dubbi sul trasferimento in Spagna erano per ragioni familiari.
«Questo è un problema perché io a Madrid sono solo mentre gli altri hanno portato le loro famiglie. Cosa che per me, per varie ragioni, non è stata possibile. E quindi alla fine degli allenamenti, quando non siamo in ritiro, mi ritrovo solo. Per fortuna ho trovato una pizzeria gestita da napoletani simpaticissimi che per me è diventata un bel rifugio».
Oggi lei lavora con un grande come Iker Casillas. Ma l’elenco dei grandi numeri uno che hanno lavorato con lei è lunghissimo…
«Ho lavorato con tanti nomi importanti… penso a Buffon, Dida, Peruzzi, Abbiati, Van der Saar, Rampulla. Sono i primi che mi vengono in mente, ma dovete calcolare che è dal 1982 che faccio il preparatore dei portieri. Di gente ne ho vista tanta…». E a questo punto dall’altra parte del telefono risuona una bella risata, ndr.
A proposito di amarcord, il Mondiale per club vinto in Marocco con il Real per lei non è il primo.
«È una storia che parte da lontano, esattamente dal 1969. Io ero il portiere di riserva del Milan che vinse quella che allora si chiamava Coppa Intercontinentale. Una vittoria diventata famosa perché conquistata sul campo dell’Estudiantes in Argentina in un clima rovente. Abbiamo preso tante di quelle botte… erano tutti matti».
Poi ne è arrivata un’altra con il Milan, ma da allenatore dei portieri.
«Era il 2007, in finale abbiamo battuto il Boca Juniors. Si trattava del primo Mondiale per club. Lo stesso Boca ci aveva battuto qualche anno prima ai rigori quando invece il nome era ancora Intercontinentale».
In conclusione non può mancare un suo ricordo del periodo comasco. Lei è stato portiere degli azzurri dal 1976 al 1981.
«Un periodo bellissimo. Arrivavo dal Cagliari dove ero stato fermo a lungo per un infortunio. Qualcuno mi dava anche per finito e invece sono state stagioni indimenticabili».
Tra l’altro lei fu il portiere del doppio salto dalla C alla A con mister Marchioro.
«Vero… ma io a Como mi trovavo bene al di là di un discorso puramente agonistico. Infatti mi è capitato di ricevere offerte importanti, un po’ come quando lavoravo nel settore giovanile del Milan, ma ho rifiutato il trasferimento perché mi trovavo bene sia con la società che nella città»
Massimo Moscardi

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