Wojtyla, l’uomo che ha commosso, emozionato e impressionato

Il dariosauro
di Dario Campione

La beatificazione di papa Giovanni Paolo II è certamente uno dei più grandi eventi mediatici di questo inizio secolo. Non potrebbe essere altrimenti. Karol Wojtyla è stato il pontefice che ha cambiato radicalmente il rapporto della Chiesa con i mezzi d’informazione. Ha condotto ogni sua battaglia (religiosa e politica) davanti alle telecamere e trasformato davvero il mezzo in un messaggio universale, senza confini.
Giovanni Paolo II era “santo in vita”, ha detto qualcuno.
Una figura

troppo ingombrante perché restasse a lungo lontana dagli altari. La canonizzazione, in qualche modo, chiude quindi un cerchio aperto nel 1978, all’indomani della morte improvvisa di Papa Luciani.
Il Papa polacco, giovane e forte, colpì allora l’immaginario di tutto il mondo. Allo stesso modo, fu uno shock il corpo infermo e tremolante che Karol Wojtyla non nascose mai negli ultimi mesi di vita. E che ne anticipò l’ascesa nel pantheon cattolico, sotto la spinta emotiva dei fedeli. In un libro intervista scritto da Vittorio Messori per il 15esimo anno dell’elezione al soglio di Pietro, il Papa scelse di mettere in copertina la frase utilizzata il 22 ottobre 1978 per l’inizio del pontificato: «Non abbiate paura». La gracilità degli ultimi giorni di vita del Papa restituì a ciascuno la potenza e la forza di quel grido.
Se l’uomo Wojtyla ha commosso, emozionato o impressionato, il giudizio sulla Chiesa del Papa di Cracovia è invece molto articolato. In chiaroscuro, si direbbe. Di questo parliamo stasera, a partire dalle 20.30 in diretta su Etv.
Per comprendere ragioni e dubbi sulla beatificazione di un uomo giudicato santo.
dariosauro@espansionetv.it

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