Yvonne Pesenti: «In Canton Ticino l’italiano è una questione d’identità»

Dante Alighieri nell'arte è il tema di uno degli incontri di Clio

“Il mondo in italiano”. Questo il motto della Società Dante Alighieri, sede centrale a Roma, 81 comitati in Italia e oltre 400 in un’ottantina di Paesi nel mondo, Svizzera compresa, con due sedi in Canton Ticino e 18 nel resto della Confederazione elvetica.
L’interesse per la lingua italiana, a settecento anni dalla morte di Dante, uno dei suoi padri, è forte oltreconfine, forse più che nel nostro Paese, anche in tempi di Covid.
La Società Dante Alighieri di Lugano, presieduta dalla storica Yvonne Pesenti Salazar, è organizzatrice, insieme al Lac di Lugano, di incontri culturali in streaming, “Le colazioni letterarie”, dedicate al Sommo Poeta che hanno riscosso un enorme successo. Gli invitati sono esimi studiosi italiani, quali lo storico Franco Cardini e il professor Giulio Ferroni (che terrà una lezione il 17 aprile), giornalisti (Aldo Cazzullo) e una teologa italiana, Chiara Mercuri.
«Giulio Ferroni racconterà i luoghi di Dante, la bellezza dell’Italia e anche gli sfregi al Belpaese, espressione usata proprio da Dante – spiega Yvonne Pesenti – Parliamo di Dante da angolature diverse, accessibili a tutti, per condividere questo bene che è il poema dantesco, evitando un approccio specialistico ma mantenendo alta la qualità».
Fondata negli anni Venti, malvista dal fascismo, la Società Dante Alighieri di Lugano si è estinta per poi essere rifondata negli anni ’80. La “Dante” ha ereditato un piccolo festival letterario, “PiazzaParola”, che Yvonne Pesenti ha riposizionato, ispirandosi di volta in volta a un archetipo letterario, tra cui anche quello di Dante Alighieri.
«La lingua italiana ha a che fare con la nostra identità – spiega Pesenti – la Svizzera si è sempre definita una “Willensnation”, una nazione, cioè, fondata sulla volontà, la volontà di stare insieme, proprio perché sappiamo di essere molto diversi tra noi. Il 60% parla lo svizzero-tedesco, un quarto il francese, lo 0,5% il romancio e l’8% italiano. La volontà è tenere insieme tutto questo definendosi svizzeri, quindi c’è appartenenza doppia: alla Svizzera e alla propria cultura e lingua».
«Una legge obbliga lo Stato a promuovere il plurilinguismo – continua Pesenti – il Ticino riceve due milioni di franchi l’anno dalla Confederazione per progetti che facciano sì che la lingua italiana sia viva e resista, quindi la promozione attiva della lingua e delle culture minoritarie è uno dei compiti sanciti dalla Costituzione e dalla legge per tenere insieme questa nazione, quattro culture che si vogliono fieramente diverse, ma svizzere».
«Non abbiamo una cultura maggioritaria di riferimento – osserva la storica – per l’Italia l’unità è basata per definizione su lingua e cultura, la Svizzera è una specie di Europa ante litteram dove tutto viene tradotto. Nell’ultimo censimento è emerso come quasi la metà degli svizzeri parli giornalmente più di una lingua. Dobbiamo investire nell’integrazione, un altro aspetto importante».
«Il prossimo autunno il tema di PiazzaParola sarà Robinson Crusoe, un altro archetipo fondante della nostra cultura – anticipa Yvonne Pesenti – Parleremo di solitudine, di isole, di individualismo e presenteremo in anteprima la collana “The Passenger” di Iperborea dedicata alla Svizzera».
Il sindaco di Como Landriscina ha detto che si impegnerà per fare rete con i poli museali di Lugano e con le altre realtà turistico-territoriali del Cantone: ci sono le basi?
«Penso che le iniziative transfrontaliere andrebbero promosse e hanno il potenziale per funzionare – conclude Yvonne Pesenti – ma ci deve essere una ragione che unisce e deve essere più profonda della vicinanza geografica. Ci vuole un progetto forte e a lungo termine».
Katia Trinca Colonel

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