“Zona franca” sul confine, è già lite sui chilometri

Proposta un’ulteriore fascia cuscinetto. Gaffuri: «Così si affossa tutto»
Una fascia di venti chilometri dal confine svizzero con un diverso regime fiscale. La proposta di legge per istituire le Zes (Zone economiche speciali) in Lombardia prevede una riduzione delle tasse allettante per le nuove imprese. Si parla di esenzione dall’Ires per i primi otto anni, dall’Irap, dalla Tarsu e dall’Imu per i primi 5 anni e della riduzione (-50%) dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente a carico delle aziende per i primi cinque anni. Una sorta di Bengodi per le imprese, insomma.

Ieri pomeriggio era prevista l’audizione delle Camere di Commercio di Como, Sondrio e Varese, oltre che di Unioncamere Lombardia nella commissione speciale del Pirellone dedicata ai “Rapporti tra Lombardia, Confederazione Elvetica e Province autonome”.
Il progetto naturalmente viene caldeggiato dagli imprenditori di tutte le categorie che stanno vivendo in questi ultimi anni la concorrenza anche della Svizzera per il regime fiscale del Canton Ticino, che è stato attrattore di diversi gruppi italiani e internazionali proprio nella fascia tra Chiasso e Mendrisio.
Sono tre i consiglieri regionali nella Commissione: Francesco Dotti (Fratelli d’Italia) che è vicepresidente, poi Daniela Maroni (Maroni Presidente) e Luca Gaffuri (Pd).
Il presidente camerale di Como, Paolo De Santis, ieri ha dato forfait all’ultimo momento per un impegno improvviso.
«Ne avevamo parlato anche mercoledì quando è arrivato a Como l’assessore Alberto Cavalli – spiega Daniela Maroni – ma credo sia sopraggiunto un problema. De Santis ha comunque mandato una lettera in cui caldeggia l’istituzione delle Zes».
Anche la Camera di Commercio di Varese ha inviato alcune considerazioni sulla questione, mentre erano presenti Unioncamere e la Camera di Commercio di Sondrio.
L’iter per arrivare alla “Zona franca” è complesso. Dopo i passaggi tra le commissioni ci sarà il voto in consiglio. E gli scogli da superare sono tanti, forse troppi.
«Si discute già sull’estensione della fascia della Zes – spiega il consigliere Luca Gaffuri – I 20 chilometri tagliano fuori parte delle provincie di Como, Sondrio e Varese, oltre al resto della Lombardia. Si verrebbe a creare insomma una diseguaglianza tra comune e comune. C’è chi ha proposto di rendere tutta la Lombardia Zona economica speciale, ma si tratta di un progetto irrealizzabile, che rischia di bloccare l’iniziativa sul nascere».
Un problema di fasce, così come era avvenuto per la carta sconto benzina, procedura che Daniela Maroni, come rappresentante dei benzinai, ha seguito dalla prima ora.
«Il referente della Camera di Commercio di Sondrio – dice Daniela Maroni – ha spiegato come i 20 chilometri di fatto tagliano fuori dalla Zes le zone industriali della Valtellina, come il distretto di Morbegno e quello di Sondrio. Lo stesso problema che si era verificato con la carta sconto».
E come pensate di ovviare al problema?
«È stata proposta l’istituzione di un’ulteriore fascia che possiamo definire “cuscinetto”. Una zona intermedia con agevolazioni ridotte, ma che comunque sia appetibile per le imprese e non generi una vera e propria fuga da alcune aree regionali», dice sempre Daniela Maroni.
Punto cardine della proposta di legge da presentare in Parlamento dovrà essere la fotografia dell’attuale situazione economica nelle zone di confine.
Pochi giorni fa abbiamo dato conto di come ottanta aziende italiane, in gran parte lombarde, provincia di Como compresa, siano già pronte a varcare il confine per occupare a Chiasso gli spazi lasciati liberi dalle banche e dagli uffici finanziari a causa della crisi del sistema creditizio ticinese.
E l’operazione “Benvenuta impresa”, lanciata a fine settembre dal Municipio di Chiasso su iniziativa dell’Associazione per il promovimento economico della città di Chiasso (Apec), è solo una delle proposte avviate.
«Abbiamo chiesto a Unioncamere i numeri delle imprese che hanno delocalizzato negli ultimi anni – conclude Daniela Maroni – Le aree di confine lombarde stanno vivendo la concorrenza con la Svizzera, ma anche con le provincie a statuto speciale come Trento e Bolzano. Dobbiamo intervenire subito per non lasciare che il territorio si impoverisca ulteriormente».
Un rischio di fuga, quella dal Comasco, e dalla Brianza ben rappresentata anche dalla campagna dei “Drappi bianchi” «contro la burocrazia, le tasse e la politica attuale», che lanciata da Giuseppe Caggiano, artigiano del marmo di Carugo, si è presto allargata al Marianese, al Canturino e all’Erbese.

P. An.

Nella foto:
Sempre più aziende italiane pensano di insediarsi in Canton Ticino. La Lombardia vuole rispondere al fenomeno con una “Zona franca”

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