Zona stadio da salvare con l’arte pubblica

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Arte pubblica, una sfida per Como. In una città dove non mancano testimonianze insigni del passato, l’arte contemporanea fatica a trovare spazi consolidati nel contesto urbano al di là di mostre che vivono un tempo  limitato o eventi che hanno  la cifra dell’eccezionalità e non mancano di scatenare polemiche come fece mezzo secolo fa la collettiva  nelle piazze e nelle vie del centro “Campo Urbano”.

In tempi più vicini a noi, 15 anni fa, Fabrizio Musa, pittore comasco noto anche a New York, fece a suo modo eccezione con il dipinto murale, detto “wallpaint” per farsi capire anche dagli stranieri, dedicato alla prima opera costruita del razionalista Giuseppe Terragni, il Novocomum, su una grande parete di via Ballarini in centro storico, a due passi dal Duomo. Avvenne nel contesto del primo centenario della nascita di Terragni.  Per tre lustri l’opera è rimasta  in piedi, con il suo evocativo bianco e nero, senza aggressioni di graffitari.  Il proprietario dell’immobile in sede di ristrutturazione ha deciso di sacrificare l’opera, promettendo, ha detto il pittore, che sarà rifatta altrove. La settimana scorsa il tema è tornato di attualità. Musa in una settimana intensa di lavoro, corrispondendo a una precisa committenza, ha riprodotto parte della  cupola del Duomo di Como sulla parete di un edificio nel cuore della città, in via Vittorio Emanuele, creando un interessante effetto specchio con  un particolare angolo prospettico e quindi con una serie di rimandi tra il dipinto e la cattedrale che si trova a poco più di 50 metri di distanza. Il lavoro, realizzato tra settembre e ottobre, misura circa 15 metri di altezza per cinque metri di larghezza. Lo ha  commissionato una comasca, Michela Testoni, per celebrare alcuni suoi avi che hanno abitato nell’edificio sulla cui facciata sorge l’opera  e che hanno combattuto nella terza guerra d’Indipendenza e nelle due guerre mondiali. Il Comune auspica che opere simili arricchiscano in futuro Como. Perché allora non replicare come promesso il Novocomum di Musa proprio  in zona stadio, a due passi dall’originale, dove analogo effetto specchio potrebbe  rivitalizzare una zona strategica e simbolica di Como, museo all’aperto del Razionalismo e polmone turistico, verde e ricreativo? Il  piano di recupero dei giardini attende tuttora il varo, quindi la finestra temporale per accettare la sfida forse c’è. Ne approfittiamo?

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