A Chiasso si pagano in bitcoin anche le tasse. Ed è il paradiso delle start-up
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A Chiasso si pagano in bitcoin anche le tasse. Ed è il paradiso delle start-up

L’inchiesta sulla città di confine pubblicata da Alessandro Galimberti sul “Sole 24 Ore”

Chiasso e forse tutto il Canton Ticino stanno cambiando pelle. Ancora. L’ultima trasformazione è sempre legata al business, specialmente con l’Italia. Tanti negozi del centro hanno chiuso e stanno chiudendo, non si parla così questa volta di qualcosa per attrarre i “pendolari”, come lo è stato negli anni per il pieno di benzina, la canapa, gli orologi, i postriboli, i moretti e le piscine all’aperto.

L’ultima trasformazione di Chiasso è ancora più ampia, paragonabile forse allo sviluppo passato delle banche svizzere in tutto il Canton Ticino, a quello degli studi dei fiduciari, o all’insediamento, poi in parte scemato, dei quartieri generali delle maggiori case di moda internazionali.

L’analisi-reportage è stata pubblicata, l’altro giorno, sul “Sole 24 Ore” dal giornalista comasco, Alessandro Galimberti, che da alcuni mesi è anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.

«Là dove c’erano banche, hotel, uffici ricolmi di denaro contante in fuga dall’Italia – scrive Galimberti sul “Sole” – sta sorgendo una criptovalle con vista sulla Lombardia».
Chiasso, in particolare, è destinata a diventare una delle patrie degli affari con la criptovaluta, o ancora meglio della blockchain, e, per dirla con parole d’uso più comune, dei token, dei gettoni virtuali, dei bitcoin insomma. È vero, si tratta di termini informatici ed economici in alcuni casi appena entrati nel nostro linguaggio, per molti ancora sconosciuti. Eppure già oggi, a Chiasso, si può pagare una parte delle tasse comunali in bitcoin, in criptovaluta.

Bruno Arrigoni, sindaco di Chiasso (da Facebook) Bruno Arrigoni, sindaco di Chiasso (da Facebook)

La scorsa estate è stato il sindaco Bruno Arrigoni a lanciare la sfida, che aveva già avuto successo a Zug (o Zugo), città della Svizzera interna capitale dell’omonimo piccolo cantone di lingua tedesca. Arrigoni ammette sul “Sole” che quella delle tasse in bitcoin fu «una bella trovata pubblicitaria». Vi ha aderito un solo contribuente tra gli 8.500 residenti. Però, nel giro di un paio di mesi, si sono infatti fatti vivi con il sindaco, professionisti e aziende italiane in grado di proporre progetti di startup con la tecnologia blockchain. Galimberti racconta come ad oggi ci siano già 23 i crowdfunding (progetti a finanziamento collettivo) approvati a Chiasso secondo le indicazioni della Finma, l’autorità di vigilanza federale sulle attività finanziarie. Da ottobre in Canton Ticino opera l’associazione Cryptopolis, che ha 218 associati ed è presieduta dall’avvocata comasca Ramona Gallo. L’associazione organizza eventi nei locali pubblici per muovere il mercato del crowdfunding. Gli imprenditori che promuovono le iniziative e cercano i finanziatori sono giovanissimi.

Tra le proposte citate dal quotidiano economico, c’è ad esempio un’applicazione per gli smartphone che permetterà di noleggiare un avatar umano in qualsiasi parte del mondo. E ancora un’innovazione per i videogiochi wireless che potrebbe diventare epocale. Cryptopolis segue il businessplan triennale di chi propone la società e lo porta fino all’autorizzazione del crowdfounding da parte della già citata Finma. La società viene poi costituita some Sa (società anonima) «il capitale sociale – si legge sul “Sole 24 Ore” – si versa su un conto corrente tradizionale con wallet (portafogli per bitcoin ndr) di riferimento e infine si fa la conversione in Ehereum, la criptovaluta più amata dagli svizzeri».

5 Aprile 2018

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Paolo

Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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