A Colico il Dante “rock” di Laura Negretti

Laura Negretti

Domenica 19 settembre alle 16 all’auditorium comunale “Michele Ghisla” di via alle Torri a Colico va in scena la prima nazionale della nuova produzione della compagnia “Teatro in Mostra” dal titolo “Uomini siate e non pecore matte”, un omaggio a Dante Alighieri nel 700° della morte. si tratta di un monologo a due voci con drammaturgia di Alessandro Baito e con Alessandro Baito e Laura Negretti. La parola si fa carne attraverso i versi, la vita e l’anima del Sommo Poeta. Una scena spoglia, ogni cosa spazzata via dalla potenza del verbo dantesco, che riprende vita attraverso la luce, la musica, la voce e il gesto degli attori.

“Presentare un testo di didattica d’intrattenimento su Dante non è facile – si legge nella presentazione dello spettacolo – Ci si deve confrontare con figure del calibro di Vittorio Sermonti e del suo successore Roberto Benigni, forse ineguagliabili, il primo per lo spessore culturale, il secondo per la capacità di rendere fruibile e contemporanea una materia altrimenti più che ostica. Consapevoli però della nostra necessità di tradurre a nuova vita la parola dantesca, abbiamo deciso di elaborare un testo senza che vi fosse l’impressione di assistere ad una lectio magistralis e di contestualizzare il vissuto dantesco senza scivolare in uno spettacolo di satira politica o sociale”. “Una sfida stimolante – prosegue la presentazione – che ha trovato la sua quasi naturale soluzione nell’ideazione di una cornice narrativa che, evitando riferimenti espliciti o banalizzanti, potesse coinvolgere l’uditorio in una muta riflessione su come ogni società, ogni generazione, ogni persona si muova sempre tra momenti di buio e altri di luce, momenti che a volte possono essere di un buio agghiacciante oppure di una luce bruciante, ma momenti che devono naturalmente esaurirsi. Quello che ci viene chiesto è la forza di resistere, nella consapevolezza che siamo uomini, “non pecore matte”. Sia che la nostra forza derivi dalla fede in Dio, come è stato per Dante, sia che tragga origine dal senso civico che ci spinge al dovere di mantenere stabile il tessuto della società, necessario per il benessere collettivo. Alla fine, la nostra ispirazione deve provenire, come indicano Fede e Ragione, dall’amore per gli altri riconosciuti come nostri fratelli, pari nel dolore e nella gioia. È per questo motivo che abbiamo creato una cornice narrativa, pennellate a margine della poesia dantesca, che ci narra la storia di una persona della Firenze del XXI secolo; uomo? donna? simbolo? Il personaggio scopre/riscopre un’affinità con Dante, sentito contemporaneo in quanto cantore di sentimenti eterni. Si segue il suo viaggio spirituale con curiosità e scoperta, testimoni e comunque parte in causa, attraverso le tre cantiche della Divina Commedia, ma non solo, inseguendo il filo rosso della “follia” che Dante indica come la causa del suo smarrimento nella “selva oscura”. Nel linguaggio moderno per follia si intende la mancanza di senno, ma l’accezione che usiamo nel nostro testo è quella cara al Poeta, quella cioè della mancanza di fede, dell’affidarsi totalmente alla ragione, della perdita dunque della “diritta via”. Se è pur vero che anche tutti noi stiamo attraversando una “selva oscura” e che girare distanziati come fantasmi senz’anima per le strade delle città, giocando da una parte a fare le vittime e pontificando dall’altra convinti di avere la Verità, non fa altro che rivelare la nostra “follia” è altrettanto vero che riuscire ad ascoltare la poesia che è dentro di noi potrebbe aiutarci ad imboccare la strada che ci porti “a riveder le stelle.”” Sarà quindi “Un recital dantesco ma anche un cerchio concentrico che ha come fulcro l’uomo e la sua fragile forza. Le problematiche sempre attuali della Natura, dell’Amore, della Politica e del Peccato delineano una figura di Uomo inesorabilmente sempre attirato dalla terra ma, come credeva Dante, chiamato e progettato per tendere alla trascendenza del cielo. La forza delle scelte musicali, per la maggior parte di ispirazione rock, risultano un buon contraltare alla placidità del verso. Da Ligabue a Bowie, dai Radiohead a Jimi Hendrix, da Capossela agli AC/DC: una scelta decisa che è intesa per attrarre e concentrare l’attenzione e per dimostrare la vera sostanza di una voce che altrimenti risulterebbe troppo lontana per essere sentita contemporanea. Voce e musica si profilano così come un unico canto capace di attraversare settecento anni di storia”.

Ingresso libero. La seconda replica sarà il 3 ottobre alle 16 a Canzo in Villa Meda, e in caso maltempo al Teatro Sociale.
Anche qui ingresso libero.

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