A Villa Olmo domenica “Procedura penale” di Buzzati con musiche di Chailly

Villa Olmo

Il Conservatorio “G. Verdi” porta in scena domenica nel salone d’onore di Villa Olmo Procedura penale, opera buffa in un atto di Luciano Chailly su libretto di Dino Buzzati.
La preziosa proposta musicale rientra in “900 in camera”, il nuovo progetto del Conservatorio nato da un’idea del Maestro Stefania Panighini, regista e docente di Arte scenica presso il medesimo Conservatorio. Pensato su un arco di programmazione triennale, 900 in camera ha come oggetto la realizzazione di opere da camera del ‘900 italiano, pressoché dimenticate. Lo spunto nasce dalla tradizione musicale di Villa Olmo, che negli anni sessanta diede vita a un Festival di teatro musicale, portando alla ribalta musicisti come Luciano Chailly (1920-2002), Raffaello de Banfield (1922-2008) e Bruno Bettinelli (1913-2004). Nel 1958 infatti Giulio Paternieri, allora sovrintendente del Teatrino di Villa Olmo, commissionò a Chailly un’operina che avrebbe dovuto far parte di un trittico di lavori contemporanei insieme a quelli di Bettinelli (La smorfia) e di de Banfield (Colloquio con il tango), e per la quale il libretto sarebbe stato scritto da Dino Buzzati. Chailly avrebbe voluto come soggetto il racconto Il mantello, ma Buzzati gli propose Quarto grado, che sarebbe poi diventato Procedura penale. “Siamo in una casa elegante, borghese, si parla del più e del meno, le solite cretinate (potrebbe essere anche un pranzo, o un cocktail party). Poi ecco arriva l’invitata. Convenevoli, eccetera. La fatua conversazione prosegue. Senonché a un certo punto all’invitata fanno una domandina apparentemente indifferente, e poi un’altra e poi un’altra. In breve, con progressione che stringerà sempre più i tempi, l’invitata subisce un interrogatorio serratissimo dal quale lei risulterà colpevole di un orribile delitto. E i membri della famiglia che la ospitano si muteranno via via in accusatore, poliziotto, giudice, testimone e così via. Finché all’epilogo, quando la condanna a morte sembra inevitabile e la concitazione del dialogo e della musica ha raggiunto il massimo, tutto il funesto incanto si rompe e, senza soluzione di continuità riprende, come se nulla fosse accaduto, il banale tranquillo dialogo iniziale”. Così Buzzati raccontò la trama in una lettera al compositore. Due diversi cast di cantanti si alterneranno, uno nella rappresentazione delle 17:00, e l’altro nella replica delle 18:30. Protagonisti dell’opera la contessa, l’imputata, interpretata dai soprani lirici Park Khumyun e Chiara Negretti; le gemelle, interpretate dai soprani Elisa Amedei, Bo Ruan e Yanni Liu, Giulia Bevilacqua; Titti, interpretata dai soprani lirici Carolina Facchi e Yoo Soyeon; Paola Isoscele, interpretato dal mezzo soprano Benedetta Mazzetto; Giandomenico, interpretato dal baritono Shuao Zhang; Polcevera, interpretato dai tenori Masaya Habu e Ye Teng. I cantanti saranno accompagnati da una piccola orchestra diretta dal Maestro Bruno Dal Bon: violini, Elena Zibetti, Emanuele Caliguri, Ludovico Carangi, Maria Grokhotova; viole, Gaia Malandrin, Letizia Ricciardi, Massimiliano Broserà; violoncelli, Matilde Pesenti, Chiara Maffeis; contrabbasso, Marco di Francesco; flauto, David Monge; saxofono, Lorenzo Peccedi; timpani, Ginevra Palo; batteria, Samuele Marelli; pianoforte, Gaia Gervasini.

INTERVISTA ALLA REGISTA STEFANIA PANIGHINI
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  1. Per gli allievi non è sempre facile accostarsi allo studio della musica contemporanea, perché ha scelto questo repertorio invece che un repertorio più classico?
    Penso che nello studio del canto si debbano esplorare anche altri repertori, oltre a quello classico. Ho scelto il Novecento prima di tutto perché è un secolo strettamente correlato al teatro e nel quale si può sperimentare fisicamente di più, e poi perché bisogna ogni anno alzare l’asticella della qualità didattica dell’istituto.
  2. È la seconda volta che mette in scena Procedura Penale, come è stato ritornare a quest’opera?
    Sono passati 11 anni da quando l’ho messa in scena la prima volta, e quindi, da una parte ho confermato l’idea di rappresentazione che mi ero fatta, e dall’altro lato invece ho scoperto dei lati che non avevo colto in gioventù. Grazie agli allievi ho potuto lavorare diversamente proprio perché sono giovani, privi di schemi e quindi più aperti alle sperimentazioni.
  3. Quale è il suo metodo di lavoro come regista e didatta? Come coniuga i due fronti?
    Se lavoro in Conservatorio la parte didattica ovviamente viene prima. Mi interessa che l’allievo possa trovare, dentro di sé, la giusta via sia tecnica che interpretativa, per raccontare il proprio personaggio. Dal punto di vista della messinscena vera e propria, tutto questo è mediato dal modo di lavorare, poiché operare secondo un calendario didattico settimanale è molto diverso rispetto a quanto si fa in una produzione teatrale. Infatti, in Conservatorio, negli ultimi dieci giorni prima dello spettacolo, lavoriamo come se fossimo in una produzione teatrale vera e propria. Il metodo è sempre lo stesso: si parte da un’idea di base che viene dal testo e dalla drammaturgia musicale, e da lì si costruisce una base di drammaturgia dello spettacolo attorno alla quale si edificano via via tutti i caratteri dei personaggi. Spesso, per trovare un carattere psicologico, si parte dall’improvvisazione fisica e corporale.
  4. La prima assoluta dell’opera si è tenuta a Villa Olmo nel 1959. La sua è l’unica riproposizione che verrà allestita proprio nella villa comasca nei 101 anni dalla nascita del compositore. Come si sente per l’occasione?
    Sono contenta di aver realizzato un progetto che volevo creare da tanto tempo, e che il Conservatorio mi ha permesso di portare a termine, e cioè riportare “Procedura Penale” là dove è nata, poiché è venuta alla luce in quel grande fermento culturale italiano che erano gli anni Sessanta. Credo che i muri di Villa Olmo abbiano una grande importanza evocativa e quindi riproporre quest’opera, là dove è stata messa in scena per la prima volta. Mi sembrava un grande stimolo per tutti noi, oltre che un omaggio a Luciano Chailly.
  5. Durante la giornata del 13 giugno saranno messe in scena anche altre due opere del Maestro Luciano Chailly: “Il Mantello” ed “Era Proibito”. Il metodo di lavoro applicato a queste due opere sarà lo stesso di “Procedura Penale”?
    “Il Mantello” ed “Era Proibito”, insieme a “Procedura Penale”, creano una trilogia, e mi piaceva l’idea di rappresentarle insieme poiché sono di rarissima esecuzione. A causa della pandemia solo “Procedura Penale” prevede un accompagnamento orchestrale, mentre le altre due saranno accompagnate solo dal pianoforte. Le opere, oltre che per il tema trattato, si differenziano anche per costruzione registica. Sono storie diverse, su libretti di Buzzati, ma tutte sono accomunate dalla constatazione di una solitudine estrema dell’essere umano.
    Raccontano infatti dell’alienazione delle grandi città, del vuoto cosmico che ruotava attorno a una borghesia nascente e che trova in “Era proibito” la sua narrazione più grande, perché racconta di Ministeri, invasi da numeri, dove è proibito cantare, leggere poesie ed è proibito vedere la Luna. Il ritorno della Luna creerà uno scompenso che farà nascere un mondo migliore. Il ritorno della Luna può essere letto anche come una ripartenza dopo la pandemia.

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