Abolizione del superticket, boomerang sui bisognosi

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di Mario Guidotti

Sembra ormai certo che la prossima manovra finanziaria prevederà l’abolizione del cosiddetto “superticket”, il costo aggiuntivo di 10 euro sulle prestazioni specialistiche ed ambulatoriali in vigore in quasi tutte le regioni italiane. Beh, chi può essere contrario ad una delle rare cancellazioni di una tassa? Vediamo di capire, anzi di spiegare perché quel “superticket” non è lo sceriffo di Nottingham, ma al contrario il Robin Hood di chi della Sanità pubblica ha veramente bisogno.

A parte che quell’abolizione la pagherà qualcun altro, nelle vesti di una “rimodulazione”, che vuol dire aumento del ticket sanitario per altre categorie di cittadini. Indovinate quali? Quelle che dichiarano tutte le tasse e quindi appaiono particolarmente “abbienti”, in realtà i soliti cornuti e mazziati. Sì, perché deve ancora nascere a forse non avrà mai la luce un governo (in Italia intendiamo) che riduca di un centesimo una spesa statale di oltre 800 miliardi di euro l’anno. Ma torniamo al punto iniziale.

Quel “superticket” è (ancora per poco) il dito nel buco della diga che argina a fatica una smisurata (e spesso inutile) richiesta sanitaria, che allunga le liste d’attesa. Preparatevi quindi a tempi inenarrabili per ottenere visite specialistiche ed esami. Non c’è agenzia di studi, Università e gruppo di esperti che non abbiano detto e scritto in tutti i modi che l’unica via di contenimento della spesa sanitaria, ed a corollario delle liste d’attesa, è il ticket. Certo, appare come un odioso balzello che colpisce i più bisognosi, gli ammalati. Ma come tutte le cose vanno lette attentamente.

Premesso che prevalgono ormai i cosiddetti “esenti ticket”: malati cronici, minori di 14 anni di età, disoccupati (davanti allo Stato, attenzione…), donatori di sangue e midollo, categorie protette di vario genere ed ultra-65enni possessori di reddito (non rendite, uno potrebbe avere anche milionate di patrimonio), familiare complessivo non superiore a euro 36.151,98 annui. Premesso questo, appunto, la spesa sanitaria, e con essa le lista d’attesa, esploderanno.

Il ticket è fastidioso, ma è un freno. Pensate, è calcolato che più della metà delle visite specialistiche e prestazioni ambulatoriali sono inutili. Ma come? Sì, sono per Medicina difensiva, per rassicurare il malato, perché non si sa mai, perché è meglio fare un bel (e inutile) Doppler, una Tac, una Risonanza, una lastrina della cervicale. «Eh, dottore, mi prescriva una Tac un po’ dappertutto, perché mia suocera ha un brutto male ed anche io non sto poi così bene».

Non stiamo sbeffeggiando la Medicina preventiva, né minimizziamo le difficoltà economiche di tante persone che accedono sempre meno alla Salute. Ma in questo Sistema Sanitario, e sottolineiamo in questo, dove tutto è dato, spesso inappropriatamente e quindi ingiustamente a tutti, il ticket è l’ultimo baluardo, l’ultimo bastione al fine di tenere un po’ di risorse per chi ne ha veramente bisogno. La freccia del ticket  lanciata per allontanarla dai più bisognosi tornerà in realtà sugli stessi come un boomerang. 

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