Abusi su una bambina di 4 anni: condannato. Ieri la sentenza

Il Tribunale di Como

I giudici di Como non gli hanno creduto. L’imputato aveva sostenuto, nell’ultima udienza, che i suoi gesti erano stati «fraintesi», invece per il Collegio erano veri e propri abusi ai danni di una bambina che all’epoca dei fatti aveva appena 4 anni, figlia di amici conosciuti sui banchi dell’università.
E così, ieri sera, è arrivata la sentenza: condanna a 7 anni e 8 mesi, poco meno degli 8 anni chiesti dal pubblico ministero Daniela Moroni al termine della sua requisitoria.
L’imputato è un bresciano di 50 anni. I magistrati lariani hanno stabilito anche una misura di sicurezza di 2 anni a pena espiata, oltre a un risarcimento provvisionale da 40mila euro ai genitori della piccola. L’indagine era stata condotta dagli uomini della squadra Mobile di Como, con la collaborazione dei colleghi di Brescia.
La vicenda aveva avuto origine nell’ottobre del 2017, quando un padre e una madre si erano presentati in Questura per raccontare cosa stava avvenendo.
Da mesi si vedevano, nei fine settimana, con una coppia di amici della provincia di Brescia conosciuti ai tempi dell’università. Una frequentazione nata sia dall’amicizia, sia dall’età delle rispettive figlie coetanee.
Tutto bene, fino a quando l’amico era stato sorpreso in atteggiamenti un po’ troppo equivoci con la figlia della coppia comasca, che aveva appena 4 anni. Papà e mamma decisero quindi di chiedere direttamente alla figlia, ricevendo risposte agghiaccianti. Quel loro amico era molto gentile, la riempiva di carezze soprattutto nelle parti intime. La segnalazione era stata subito girata al pm Daniela Moroni, che aveva emesso un decreto di perquisizione dei confronti dell’indagato. E dal telefono cellulare in uso al 50enne erano emersi ulteriori riscontri, ovvero foto di carattere pedopornografico con protagoniste bambine (immortalate mentre dormivano) di età apparente minore di 10 anni. Le prove raccolte dalla Squadra Mobile e dalla Procura erano poi confluite nella richiesta di ordinanza di custodia cautelare. E ora, in tribunale a Como, è giunta anche la sentenza di primo grado con una pesante condanna a 7 anni e 8 mesi.

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