Accoglienza ai richiedenti asilo, la Caritas si ferma: effetto del Decreto sicurezza. Ospitava 400 migranti

Ex chiesa di San Francesco

La questione è anche economica, e la Caritas Diocesana non ne fa mistero.
Perché vedersi da un anno con l’altro ridurre le risorse del 40% metterebbe in ginocchio qualsiasi organizzazione, anche chi trae la sua forza dal volontariato e della carità. Esplode così sul Lario, in tutta la sua forza, la questione accoglienza. Ieri, il Consiglio Caritas della Diocesi di Como ha spiegato in parole povere di dover abbandonare gran parte dei suoi progetti. Ha annunciato che le sue cooperative dovranno ridurre drasticamente il personale.
Il terzo settore, quello di diretta emanazione della Chiesa cattolica, è chiamato a fari i conti con gli effetti del Decreto Sicurezza voluto dal vicepremier Matteo Salvini contro quello che, secondo lo stesso leader della Lega, era diventato «un business fuori controllo pagato dal popolo italiano»: il sistema dell’accoglienza dei migranti.
Risorse ridotte del 40% dicevamo, da 35 euro lordi al giorno per ospite dei centri, a 21 euro. Taglio netto su alcune figure professionali a servizio dei centri, spesso giovani professionisti, ovvero medici, infermieri, mediatori culturali, insegnanti di lingua, psicologi e avvocati.
Una questione che naturalmente non tocca soltanto Como e il Lario, ma per una terra di frontiera questi numeri si fanno subito importanti. Don Fabio Fornera, vicario episcopale per la Pastorale, spiega come nelle ultime settimane il vescovo Oscar Cantoni con Caritas e Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio si siano confrontati sui flussi migratori e sull’accoglienza, raccogliendo anche le osservazioni di cooperative ed enti.
Sono 400 nella Diocesi i richiedenti asilo oggi accolti da una sessantina tra comunità parrocchiali, congregazioni religiose, cooperative e associazioni laicali, 200 i volontari, 60 gli operatori.
«Si è intervenuti sempre in chiave sussidiaria e di collaborazione, per sopperire alle necessità delle strutture pubbliche. Spesso si è stati accusati di fare i nostri interessi, dimenticando che ci siamo occupati di profughi e migranti su richiesta, a volte pressante, di governi, Prefetture e amministrazioni locali» spiega nel documento il consiglio della Caritas.
«Questo percorso è ora stravolto dalle conseguenze del Decreto Sicurezza e dai nuovi bandi delle Prefetture». Il consiglio cita la riduzione del contributo da 35 a 21 euro, il «taglio dell’insegnamento della lingua, dell’assistenza psicologica (importante per donne e ragazzi che in Libia hanno subito torture e privazioni di ogni genere), la formazione professionale, le attività sociali».
Nel decreto l’accoglienza verrebbe ridotta a «sorveglianza», «a un servizio alberghiero o simil-carcerario», un progetto «assistenzialistico o punitivo. Proseguire su questa strada a queste condizioni ci risulta impossibile», scrive la Caritas.
«Nelle prossime settimane le diverse cooperative valuteranno l’eventualità di partecipare o meno ai nuovi bandi, in un’ottica che sarà comunque di ridimensionamento, purtroppo anche del numero dei loro operatori» si legge ancora nella nota.
Viene fatto un riferimento anche alla chiusura dei servizi stagionali, come il dormitorio dell’Emergenza Freddo. Le Cooperative della rete Caritas e le associazioni che accoglievano in abitazioni parrocchiali non saranno più in grado di dare continuità ai progetti di accoglienza. A fronte di questo ridimensionamento, la Caritas chiede alle comunità con disponibilità abitative di avviare esperienze di cosiddetta “seconda accoglienza”.
L’appello alla comunità diocesana è di continuare a «mettere a disposizione tempo, preghiera, riflessione, volontari, aiuti concreti».
«Ci auguriamo in conclusione che, in nessuna parrocchia restiamo con le mani in mano, o restino spazi inutilizzati» conclude il consiglio Caritas della Diocesi.
«Con il Decreto Sicurezza nessuno finisce per strada – risponde il parlamentare comasco della Lega, Eugenio Zoffili – E chi parla di tagli disumani all’accoglienza forse dimentica gli sprechi vergognosi, le manifeste opacità e il malaffare del recente passato, da Mafia Capitale in poi. Non abbiamo tolto nessun diritto a nessuno. Abbiamo razionalizzato le risorse per i richiedenti asilo, concentrandoci su precise voci di spesa: vitto, alloggio, tutela sanitaria, mediazione linguistica che sono ovviamente garantite per tutto il tempo necessario prima che l’apposita commissione territoriale decida se si ha diritto alla protezione oppure no».
«Quando scappano davvero dalla guerra, l’accoglienza continua con progetti rafforzati di integrazione – aggiunge Zoffili – quando invece si tratta di migranti economici, di clandestini, allora devono abbandonare il territorio nazionale, a garanzia dei profughi veri in primis, oltre che degli italiani che non vogliono più pagare di tasca propria il mantenimento di queste persone. Grazie al ministro Salvini, dove c’era bieca speculazione, business e spreco, abbiamo portato regole, diritti e doveri, buon senso».
«Si tratta degli effetti del Decreto Sicurezza, ce lo aspettavamo – spiega Alessandra Locatelli, vicesindaco di Como e parlamentare leghista – Non credo sia possibile per nessuno chiudere ora un occhio per portare richiedenti asilo sul territorio e creare posti di lavoro. I posti di lavoro si creano in altri modi, lo abbiamo fatto con quota 100, ad esempio. Io sto con i volontari, li ringrazio sempre. Non mi piace quando vengono strumentalizzati».

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