Accordi sulle tasse dei frontalieri, la difesa italiana

Frontalieri

Accordi bilaterali sulla fiscalità dei frontalieri di nuovo a rischio? I parlamentari di maggioranza e opposizione respingono il nuovo attacco del Canton Ticino a trazione leghista, che forte di una perizia dell’Università di Lucerna ritiene possibile la «disdetta unilaterale» degli accordi del 1974 e, come vorrebbe il consigliere di stato ticinese, Lorenzo Quadri, il blocco dei ristorni dei frontalieri. «Soldi che servono al nostro Cantone» ha detto l’esponente della Lega di Ticinesi. La risposta da parte italiana non si è però fatta attendere.
«Al di là dei titoli e dei facili proclami, ho letto la perizia dell’Università di Lucerna e mi pare tutt’altro che facile addivenire alla disdetta unilaterale», interviene il senatore del Pd, Alessandro Alfieri, varesino e da sempre in prima linea per le questioni del frontalierato. «C’è tutto il tempo per fare le cose per bene. Sono al lavoro per studiare con calma delle modifiche – aggiunge Alfieri – che non penalizzino lavoratori e Comuni di frontiera. L’accordo del 2015 fu un errore, non va bene e va modificato, era troppo penalizzante. Ricordo infine al Canton Ticino e alla Regione Lombardia che gli accordi si fanno tra gli Stati e tra governi. In ogni caso le regole non si cambiano per chi sta lavorando attualmente in Svizzera, tutte le modifiche ci potranno essere per i prossimi lavoratori».
«Rispetto per il parere accademico, ma non siamo nuovi a esternazioni fantasiose del partito cugino della lega salviniana – commenta il parlamentare comasco dei Cinquestelle, Giovanni Currò – Siamo estremamente fiduciosi che non sia necessaria alcuna rescissione naturale. Tra noi e la Svizzera ci sono eccellenti rapporti, lo dimostra anche l’incontro tra il Ministro degli Esteri Di Maio e il suo omologo Cassis. Purtroppo constatiamo che ci sono forze politiche che giocano ad alimentare la tensione».
Anche dai banchi dell’opposizione, il leghista Eugenio Zoffili, presidente del Comitato Bicamerale Schengen, rassicura i frontalieri. «Questa richiesta è assolutamente inapplicabile – commenta – Bisognerà trovare un accordo, una mediazione sul fatto che l’accordo ha quasi 50 anni e racconta un mondo diverso, bisognerà attualizzarlo, ma sicuramente non si può pensare che si possa parlare di doppia imposizione per i lavoratori frontalieri italiani». Zoffili ricorda che Svizzera dall’ anno prossimo «ci sarà il salario minimo garantito che creerà situazioni di difficoltà per i nostri frontalieri. Bisogna trovare accordo e su questo il governo Italiano è stato più volte sollecitato». La Lega, assicura Zoffili, si impegnerà per tutelare i frontalieri attraverso i suoi rappresentanti a Milano, Roma e Bruxelles.
«Finché il governo italiano che, dal 2011 promette miracoli per i frontalieri, non si decide ad affrontare con serietà e concretezza la pletora di problemi che interessano il vasto mondo del frontalierato, questi saranno i risultati – dice Alessio Butti, deputato comasco di Fratelli d’Italia – Gli arroganti e gli sprovveduti si fanno forti, da una parte e dall’altra dell’incertezza che regna sulla materia. Si sente e si legge tutto e il suo contrario. Da anni ho avanzato proposte che sotto il profilo previdenziale, fiscale, assicurativo-sanitario, migliorerebbero sensibilmente le cose e chiuderebbero definitivamente la bocca ai polemisti svizzeri in servizio permanente effettivo. In particolare la delusione che emerge dal lavoro dei governi Renzi e Conte, uno e due, credo sia oggettiva. Meno slogan, più conoscenza del problema e più soluzioni».
Raffaele Erba, consigliere regionale dei Cinquestelle chiama infine in causa anche la Regione. Ricorda «le dichiarazioni shock di Fontana che avrebbe voluto tutti i ristorni (o quasi) per la Lombardia a scapito di una maggior imposizione fiscale per i frontalieri».
«Fortunatamente tutto è rientrato – prosegue – Ora è la volta della Lega Ticinese che cerca di alzare ulteriori clamori, sollevando lo spettro di fantasiose risoluzioni unilaterali. Sappiamo però che la strada per nuovi accordi deve necessariamente passare da un ampio confronto con i territori. Anche a livello regionale si passi dalle parole ai fatti».

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