Accordo Italia-Svizzera sul fisco, occasione per il territorio. «I comuni di confine sappiano fare squadra»

Dogana, frontalieri

Frontalieri, l’accordo di Natale che ha rivoluzionato la fiscalità e il regime dei ristorni, e che attende la ratifica dei parlamenti italiano e svizzero per poter funzionare, è stato una buona notizia. Ma va visto in prospettiva, come incentivo per costruire. Ne è convinto Mauro Guerra, sindaco di Tremezzina e dal 2019 presidente di Anci Lombardia, l’associazione dei Comuni della nostra regione.
«L’accordo è stato importante perché tende a chiudere una vicenda annosa con un contenzioso abbastanza serio e con una situazione di interezza in capo ai frontalieri lavoratori e anche ai comuni di frontiera durata troppo a lungo – dice Guerra – Molti comuni della fascia di confine contano per i loro investimenti sulle risorse che vengono dai ristorni della tassazione dei frontalieri e quindi troviamo come Anci Lombardia giusto che si sia messo un punto fermo. Trovo che la soluzione prevista dall’accordo sia positiva ed equilibrata. Da un lato con il sistema del doppio binario garantisce agli attuali frontalieri il mantenimento della loro condizione fiscale e dall’altro per i futuri frontalieri prefigura una condizione che è parificata ai lavoratori italiani ma con un margine di favore determinato dall’aumento della quota di franchigia».
Altro importante punto di equilibrio insito nell’accordo è per Guerra il fatto che «esso consente ai comuni di avere certezza nel proseguimento della disponibilità delle risorse per i loro investimenti. Altro elemento importante per il futuro è che il memorandum siglato dal governo con le forze sociali e sindacali impegni all’elaborazione di uno statuto dei lavoratori frontalieri. Obiettivo giusto e importante perché ci permetterà di ragionare sulle condizioni complessive di questa categoria. Sarà senz’altro uno dei punti caldi dei prossimi mesi».
Guerra invita il territorio a unire le forze perché l’accordo siglato a Natale è una occasione troppo preziosa per farsela sfuggire.
«Sulla questione dei ristorni si apre con i comuni di frontiera, e come Anci Lombardia l’abbiamo ribadito con forza, una importante riflessione che troverà poi formalizzazione nella legge di ratifica dell’accordo stesso. Qui ci sono almeno due novità rilevanti su cui lavorare. La prima è il fatto che sui futuri frontalieri lo stato si impegna ad aggiungere ai ristorni l’eventuale extra gettito che dovesse arrivare all’Italia sulla tassazione dei frontalieri. Insomma c’è la possibilità di avere nuove risorse e come territorio di confine dovremo decidere come utilizzarli al meglio. L’altra novità sul versante dei comuni riguarda una previsione siglata nel memorandum degli accordi prevede che quote dei ristorni possano essere usate per investimenti ma almeno in parte per la spesa corrente. Bisognerà ragionare seriamente e non abusarne ma vorrà senz’altro dire interrogarsi dove è più urgente investire. Tutto questo – sottolinea Mauro Guerra – impone al territorio un cambio di passo, chiede di fare uno sforzo corale per ragionare nel complesso sui nostri rapporti con la vicina Svizzera. La fascia di confine comasca può davvero diventare una zona “ultracomunitaria”, una zona economica speciale, concetto cui lavoriamo per coordinare al meglio infrastrutture, servizi, imprese, forza lavoro e capitali che insistono sulle due realtà confinanti e passano di continuo la frontiera. Per i comuni è una sfida ma va fatta per sostenere la crescita, soprattutto in vista della fase di ricostruzione che ci attende dopo la pandemia. Certo non sarà una strada facile, l’emergenza sanitaria è una realtà con cui fare i conti, ma occorre pensare a un sistema di relazioni con i nostri partner svizzeri più maturo, più adulto e più integrato: non siamo solo un serbatoio di manodopera».

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