Acque profondissime e con visibilità scarsa. Non è un lago per inesperti

Le difficoltà per chi si immerge

(f.bar.) Il Lario è il quinto bacino per profondità in Europa, con i suoi 425 metri d’abisso ad Argegno. Ma nessuno si è mai spinto fin laggiù senza l’ausilio di un mezzo. Si pensi all’impresa-record di Pietro Vassena con il suo batiscafo “C3” che nel 1948 toccò quota -412 proprio ad Argegno. «Gli stessi palombari che lavorano sulle piattaforme petrolifere non superano i 300 metri», precisa il presidente del Centro Sub Nettuno di Como, Massimo Gervasini. Inoltre, per gran parte del ramo

comasco, tra Lenno e Torriggia, i fondali hanno depressioni superiori ai 400 metri. Altra caratteristica che inquieta i sub, specie se poco esperti, è la visibilità, mediamente scarsa e influenzata da numerosi fattori sia naturali che artificiali. La profondità, le stagioni, gli eventi climatici e i cicli biologici, unitamente a sostanze infestanti e all’inquinamento, rendono infatti le ricerche assai difficoltose. La stagione migliore per immergersi è l’inverno: con l’abbassamento della temperatura e il raffreddamento delle acque superficiali, le particelle in sospensione decantano più velocemente.
«La situazione peggiore è in estate, quando fioriscono le alghe – dice Gervasini – Tanto che i sub scendono per i primi 20 metri praticamente al buio con una visibilità massima di un metro».

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