Acsm-Agam, la resa di Como verso Monza

Acsm Agam

Un tempo era via Stazzi a Como il cuore pulsante dell’azienda; poi, a mano a mano che il processo di fusione si è allargato (fino a includere le multiutilities delle province pedemontane), Monza è diventata il quartier generale. Il luogo delle vere decisioni.


Alla fine dello scorso anno, il consiglio d’amministrazione ha deliberato lo spostamento della sede operativa da Como alla città brianzola. Una decisione che, incredibilmente, nessuno sul Lario ha pensato di contestare.
Non è una questione di campanilismo. Né la testarda volontà di piantare un’ennesima bandierina sul territorio. È, piuttosto, un problema di strategia industriale e di capacità dello stesso territorio di farsi sentire.
Una sede operativa è, per definizione, deputata a decidere. Ed è un fatto che ogni genere di decisioni non passa più dalla “rete” comasca. Il capoluogo lariano non esercita più un ruolo di primo piano. Ma sarebbe meglio affermare che non esercita più alcun ruolo e basta.
D’altronde, Acsm-Agam non si può più nemmeno definire una “ex municipalizzata”. Oggi è una galassia – o per meglio dire, una nebulosa – industriale tanto vasta quanto difficile da interpretare. Con il territorio d’origine ormai in secondo piano.
Quello stesso territorio che invece, una volta, grazie alla politica – ma anche alle associazioni di categoria e all’intero corpus delle relazioni sociali e sindacali – esercitava una reale capacità di influenza sulle scelte di fondo. A partire dalle tariffe che, bollette alla mano, erano più convenienti.
«Non capisco perché abbiamo ancora questa partecipazione – dice oggi il consigliere comunale d’opposizione a Palazzo Cernezzi Alessandro Rapinese – si tratta soltanto di salvaguardare poltrone per i trombati della politica. Quando, tra due anni, sarò io il sindaco di Como, correrò subito a vendere le azioni. Temo però che a quel punto saranno anche meno appetibili».


Al di là della fiducia verso le sue chances elettorali, Rapinese rivendica comunque il fatto di essersi sempre opposto in passato alla fusione. «Quello che vediamo oggi è il risultato dell’azione di tre sindaci: Stefano Bruni, Mario Lucini e Mario Landriscina. Quest’ultimo non ha cambiato le cose e ha voluto che andasse così. Nello specifico – conclude Rapinese – l’attuale rappresentante del Comune, Marco Rezzonico, io non lo avrei mai nominato». Como ormai ai margini delle scelte di Acsm-Agam: questa è la tesi. Su cui interviene anche Fabio Aleotti, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle. «Perdere la sede operativa a favore di Monza ha comportato diverse cose e mi chiedo anche come sia stato strutturato l’eventuale spostamento dei dipendenti», dice Aleotti. Il quale, parlando dei rappresentanti all’interno degli organi amministrativi, è sulla stessa lunghezza d’onda di Rapinese: «Queste nomine non vanno per curriculum ma sono politiche, bisognerebbe poter svolgere un’azione più incisiva di verifica e controllo».

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