Adescava minorenne sui social e chiedeva foto hot: condannato 46enne

palazzo di giustizia como

Il contatto avveniva via Facebook, oppure via WhatsApp. Sceglieva lì, sui social, le proprie vittime, cui si presentava come un giovanotto 28enne dal nome e dal cognome che sono poi risultati falsi. Le ragazze che adescava avevano tutte una età inferiore a 16 anni, una addirittura appena 13. Iniziava le conversazioni via via sempre più spinte e allusive, poi proponeva incontri, infine regalava delle ricariche telefoniche e, in cambio, proponeva l’invio di immagini pedopornografiche. Una attività che sarebbe proseguita – secondo il capo di imputazione – dal febbraio del 2013 fino al giugno del 2014. Per quelle vicende un 46enne di Como è stato condannato ieri mattina in tribunale a 2 anni di reclusione, più 2000 euro di multa, più l’interdizione perpetua a frequentare luoghi frequentati da minori.
L’accusa aveva invocato una pena di 3 anni di reclusione. Le sue vittime, ragazzine che all’epoca dei fatti (ovvero fino al 2014) non avevano ancora 16 anni (una era del 1998, una del 1999, una del 2001) venivano contattate sui social network dove l’indagato si presentava più giovane della sua reale età (spacciandosi per un 28enne) e cambiando nome e cognome. Da quanto è stato possibile ricostruire, l’uomo sarebbe riuscito in più occasioni anche a incontrare le ragazze, una addirittura per quattro volte.
A loro, dopo aver fatto allusioni sessuali, offriva ricariche telefoniche in cambio di scatti pedopornografici. La Procura ha quantificato 1.265 euro di ricariche effettuare alle ragazzine. L’obiettivo era, come detto, quello di scambiarsi foto hot, non solo in entrata ma anche in uscita. L’imputato infatti avrebbe inviato a sua volta foto in abbigliamento succinto. La Procura gli ha contestato non solo l’adescamento delle minori, ma anche la detenzione di materiale pedopornografico.

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