Adriano Caverzasio allo spazio Lithos. Quando la poesia ti stringe la mano

altRigore, onestà, poesia, precisione, armonia. E un pizzico di sano surrealismo. Adriano Caverzasio fino al 24 dicembre propone un interessante ciclo di Visioni in chiaro-scuro, così si intitola la sua mostra allo spazio Lithos di via Venturino 18 a Como, quartiere di Breccia. Sono esposte opere grafiche, disegni e dipinti in cui sono rappresentati una serie di tori, il Duomo di Como e alcune architetture razionaliste, inoltre un importante altorilievo in gesso composto da 24 formelle da cui affiorano altrettante mani. Quest’ultima opera è accompagnata da un saggio critico di Valentina Fortichiari, scrittrice e studiosa di letteratura, curatrice dell’opera del grande Guido Morselli.

Un artista che non si accontenta, Adriano, che sperimenta incessantemente, su più fronti di indagine. Soprattutto però un artista rigoroso nell’approccio ai materiali, nella scelta dei soggetti e dei temi. E anche il contesto in cui propone i suoi lavori non è affatto casuale: il laboratorio Lithos è una fucina di creazioni di alta scuola, qui la scorsa settimana è passato il grande designer Michele De Lucchi con cui Alfredo Taroni, responsabile dello spazio, sta realizzando una nuova opera tipografica. Circondata da pietre per l’incisione e da torchi a stella che reggono benissimo la prova degli anni, l’opera variegata di Caverzasio trova un luogo in cui il dialogo con il visitatore è libero e scevro di formalismi. Non è un caso nemmeno che qui trovino ospitalità le “mani” del recente altorilievo in gesso, guizzanti nella luce e nello spazio che ne circoscrivono la forma, che come invita a meditare lo scritto di Valentina Fortichiari sollecitano a loro volta una riflessione sul senso stesso della comunicazione e dei suoi strumenti. Artistici in prima istanza. Ricordiamo che uno sguardo retrospettivo sull’opera di Caverzasio è anche nella nostra galleria permanente “Lario ad Arte” sul sito www.corrierecomo.it, dove l’artista è uno degli ospiti della primissima ora.

 

L.M.

Nella foto:
Adriano Caverzasio nel suo atelier. 

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