Agonia immeritata in attesa del rilancio

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Povero Patria. Viene da parafrasare una sempre emozionante canzone di Franco Battiato se si considera la lunga storia del piroscafo. Sono  quasi 277 tonnellate di stazza lorda (quasi 54 metri di lunghezza). Ferme al palo a Villa Olmo. Bel vedere da lontano, da vicino un po’ meno come chiunque può constatare. Un simbolo della navigazione lariana che è già scampato a  guerra e incuria. Dal degrado è stato strappato quasi in extremis grazie alla caparbietà di alcuni comaschi degna del Fitzcarraldo protagonista dell’omonimo film del 1982 di Werner Herzog, quello  in cui si vede trasbordare una vera nave, senza effetti speciali, da un lato all’altro di una  montagna. «Chi sogna può muovere le montagne», si dice nel film. Ma i sogni all’alba sono destinati a scontrarsi con la dura realtà. A volte l’alimentano, la rendono più sopportabile. Ma altre volte non la sopportano e si infrangono. Il Patria è in attesa di un restauro che gli permetta di avere un destino nella filiera  del turismo. Per ora è un bel fiore appeso all’occhiello di Villa Olmo dove è di fatto già stato ammirato e utilizzato come corollario della storica dimora.

Vorrebbe fare di più ma non gli è concesso. Può navigare, ma per ora può farlo solo se trainato o come si dice in gergo “assistito”  dato che è sospeso il suo certificato di classe fornito dal Registro Italiano Navale (Rina), che rientra tra gli enti assoggettati alla vigilanza del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Situazione di stallo da considerare di normale amministrazione, per carità, ma simbolica.  Sarà il futuro gestore a doversi assumere l’onere degli adeguamenti tecnici, delle revisioni  e della nuova certificazione presso il Rina. Una situazione che ha del paradossale, qualcuno in vena di semplificazioni potrà   chiamarla «tipicamente all’italiana», altri tirerà fuori la metafora altrettanto facile del Titanic, dimenticando peraltro il rispetto dovuto alle vittime della tragedia  del 1912. Ma lo stallo del Patria è di fatto qualcosa di sconcertante e di immeritato, l’agonia di un vecchio eroe che potrebbe se messo in condizioni di farlo regalare ancora emozioni e sogni ai suoi ospiti.

E intanto gli agenti del tempo proseguono inesorabili la loro corsa naturale, ruggine e pioggia fanno sentire ai terrestri lo scorrere dei giorni  in modo più evidente di qualsiasi calendario da ufficio, proprio perché incidono su una superficie uscita rinnovata dal restauro con lo stridio che farebbe un’unghia sul vetro o un gessetto sulla lavagna.

E intanto sulla vicenda Patria, sul suo stazionare paradossale di fantasma galleggiante davanti alla villa che è il simbolo di Como, pur avendo corpo e macchine funzionanti, aleggia il destino sinistro di un altro piroscafo, esso sì fantasma e relitto vero, pura ferraglia senza né motori né apparati di navigazione: è il Plinio, che giace a oltre 40 metri sotto il lago di Mezzola a Verceia. Affondò dopo un temporale, per aver imbarcato troppa acqua. Una spada di Damocle pesante tonnellate.

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