Alberghi, bar e ristoranti chiusi anche per Natale

Secondo lockdown

«Bloccati gli spostamenti tra regioni» e Area Rossa in tutta Italia «nei giorni di festa: 25, 26 dicembre e 1° gennaio» ovvero spostamenti vietati anche tra comuni, coprifuoco, divieto per le feste, alberghi e ristoranti chiusi.
Sono queste le principali misure che il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha illustrato ieri in Parlamento e che verranno votate oggi per diventare il nuovo Dpcm in vigore da domani, 4 dicembre. La conferma di una stretta totale durante le feste, indipendentemente dal colore della regione. Con il calo dei contagi, tra una decina di giorni, anche la Lombardia, come gran parte del Paese potrebbe infatti diventare “Gialla”.
Non si può dire che la decisione sia un fulmine a ciel sereno, anche per gli operatori del territorio comasco, che non vedono l’ora di chiudere l’anno peggiore di sempre.
«Certo, dispiace a tutti trascorrere un Natale così – dice Giuseppe Rasella, albergatore e componente della giunta della Camera di Commercio con delega a Turismo e Cultura – Il dispiacere principale riguarda però il numero di contagi che non ci permettono di aprire e mettere sul mercato il prodotto Lago di Como. Siamo però altrettanto consapevoli che il nostro territorio, appena passata la pandemia, riprenderà ad attrarre turisti, ecco forse non subito con il tutto esaurito. Il Lago di Como si studia a scuola, è scritto nei libri».
Anche in questo periodo Rasella spiega che sono stati programmati investimenti sulla promozione. «Visto che la gente non può uscire, metterà attenzione sulle destinazioni future e noi ci siamo – dice Rasella – Nel 2019 il 75% del turismo sul Lario veniva dall’estero, non possiamo aspettarci queste percentuali per il 2021, quando rimarranno alcune restrizioni negli spostamenti. Così ci stiamo muovendo sul turismo di prossimità, lo stesso che ci ha dato la scorsa estate due mesi di ossigeno, oltre che sulla Svizzera e altri Paesi continentali, come Francia e Germania».
«Il settore della ristorazione è stato il primo a essere chiuso e l’ultimo a essere riaperto nel primo lockdown di marzo, abbiamo avuto 78 giorni di chiusura forzata, da ottobre bar e ristoranti sono di nuovo chiusi e non si conosce una data per quando potranno riprendere l’attività» dice Giovanni Ciceri, presidente di Confcommercio Como e per tanti anni referente anche dei pubblici esercizi.
«Da subito è stato facile dare la colpa a bar e ristoranti, ma non si capisce perché lo stesso rigore non sia stato utilizzato per altre fonti di assembramento, i supermercati ad esempio – aggiunge Ciceri – Comprendiamo la difficoltà nell’effettuare controlli, ma i ristoratori, nei pochi mesi di apertura, hanno dimostrato il rispetto di tutti i protocolli. Ai tanti imprenditori restano soltanto il danno economico e il malumore. La categoria è una polveriera, ci sono situazioni al limite, decisamente preoccupanti. Hanno risposto subito e con serietà a tutti gli appelli alla responsabilità, ora si negano loro anche le feste. Non si tratta di giorni qualunque – ribadisce Ciceri – Ecco, uno dice, spostiamo il Natale a metà gennaio e il Capodanno ai primi di febbraio, così tutti possono festeggiare al ristorante? Ma fatemi il piacere. Il problema è che oggi nessuno è ancora in grado di dire quando potranno riaprire i bar e i ristoranti» conclude amaro.
Tra le pieghe del nuovo Dpcm, intanto, premier e ministro alla Salute starebbero lavorando su una possibile (ma tutt’altro che scontata) deroga per consentire a un solo membro della famiglia di raggiungere un parente anziano residente in altro comune, provincia o regione. Per quanto riguarda le seconde case, si ipotizza la possibilità di spostamento, ma soltanto all’interno della regione ed entro il 20 dicembre. Il coprifuoco delle 22 resterà valido anche per Natale e Capodanno. Nessuna notte di San Silvestro all’aperto e niente messa di mezzanotte la vigilia di Natale, quindi. Proprio sulle celebrazioni religiose la Commissione europea ha diffuso delle linee guida che riguardano le messe in presenza e i canti.
«Sulle indicazioni si è già espressa la Cei – spiega don Simone Piani, direttore dell’Ufficio liturgico della Diocesi di Como – In Italia siamo avanti e da maggio vengono già applicate tutte le direttive, compreso il distanziamento tra i cantori. Si cerca di fare di tutto affinché i fedeli possano partecipare in sicurezza alle celebrazioni». Riguardo il Natale, quest’anno mancherà però la messa di mezzanotte.
«Andrà anticipata per rispettare il coprifuoco – spiega don Simone – la possibilità di partecipare ai riti resta molto ampia e tutte le nostre parrocchie possono offrire luoghi sicuri ai fedeli. Chi sarà impossibilitato per motivi di salute o dovrà vegliare un anziano o un malato potrà ritrovare a casa un momento di preghiera» conclude.

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