Alberto Sordi con Dino Risi sul Lario: amarcord a 100 anni dalla nascita dell’attore

Alberto Sordi Una vita difficile

A cento anni dalla nascita l’Italia celebra Alberto Sordi, nato a Roma il 15 giugno 1920. Lo farà il 21 aprile un biopic, Permette? Alberto Sordi, interpretato da Edoardo Pesce su Rai1. Ma anche il Lario ha tanti motivi per ricordarlo, specie nell’ambito del turismo dedicato al cinema.
«Ho passato sul Lario momenti indimenticabili». Così Sordi rievocò nel 2002, intervistato dal nostro giornale, le riprese di uno dei suoi film più celebri, Una vita difficile, prodotto nel 1961 da Dino De Laurentiis e girato a Lenno e Tremezzo e tra Lierna e Varenna. Incontrammo Sordi in occasione della laurea ad honorem in Scienze e Tecnologie della Comunicazione che gli venne conferita dall’ateneo milanese di Lingue e comunicazione “Iulm”.
«Una vita difficile – disse Sordi – si può considerare il romanzo di una vita. La storia nasce da una idea che il regista Dino Risi ed io abbiamo elaborato durante un viaggio tra Israele e Napoli. Silvio Magnozzi è poi tra i miei personaggi più riusciti».
È il ritratto di un uomo integerrimo che vive di ideali, prima partigiano e poi giornalista impegnato contro la corruzione. Alberto Sordi in Una vita difficile vive gli anni eroici della Resistenza in un paesino del lago, dove fa ritorno, inviato dal suo direttore a indagare sulle vicende dell’oro di Dongo. Tra i ricordi legati al set, l’“Albertone” nazionale citò il pranzo che, nel film, mette a confronto monarchia e repubblica, che lo vede protagonista con Lea Massari nel ruolo della moglie. «È veramente indimenticabile. Considero da antologia la scena dei coniugi affamati, che mangiano accompagnati dall’inno della Repubblica».
Come detto un altro Dino incrociò il Lario in occasione di quel set, Dino De Laurentiis, produttore venuto dalla gavetta, figlio di un pastaio di Torre Annunziata destinato alle vette del cinema mondiale. Il nostro giornale ebbe modo di intervistare sul Una vita difficile lo stesso Risi, ospite della rassegna “Venerdì letterari” nella biblioteca di Como promossa dalla cugina Carla Porta Musa.
«Il film racconta la storia di un partigiano giornalista e scrittore che partecipa con la moglie alla gioia per la vittoria della Repubblica e vive tra esaltazioni e incomprensioni gli slanci dell’Italia del boom economico – disse Risi – Il colore del film era dato dagli avvenimenti storici. Però la linfa, il succo, il piacere di seguire la vicenda, era dato dal rapporto tra l’uomo e la moglie». Il film in versione restaurata venne riproposto nella rassegna gratuita “Territori”. «Ho amato molto il Lago di Como – disse Risi al nostro giornale – Vi andavo spesso in vacanza, da bambino e poi da ragazzo. E continuo ad amarlo tuttora, anche grazie ai ricordi indelebili che mi legano al film Una vita difficile. Però mi è rimasta dentro, altrettanto indelebile, l’immagine di quei tramonti malinconici a filo d’acqua, con le campane che suonano il vespro…».
«Sordi doveva molto al film – proseguì Risi – Ed è stato lo stesso per me».

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