Allarme di Coldiretti, il florovivaismo lariano al collasso

Studenti alla Fondazione Minoprio

Rischia “una crisi senza precedenti” il comparto florovivaistico lariano, per il quale l’emergenza Coronavirus si innesta su una situazione già difficile, con le imprese costrette a fronteggiare concorrenza estera e burocrazia. “L’emergenza coronavirus si è abbattuta proprio nel momento di maggiore produzione di un comparto caratterizzato da prodotti stagionali,  considerato che da marzo a metà maggio si concerta la grande maggioranza delle vendite annuali: già nei giorni precedenti all’ultimo decreto, parlavamo di perdite di oltre il 70%. Ora, con la chiusura dei negozi al dettaglio, la situazione è ancora peggiore, con un blocco quasi totale per l’ingrosso: di fatto, restano operativi solo i canali della grande distribuzione che raggiunge i supermercati” sottolinea il vicepresidente di Coldiretti Como Lecco, ed egli stesso florovivaista, Roberto Magni. “Fiori e piante restano in vivaio, le disdette degli ordini sono crescenti per il blocco del mercato interno: la situazione di emergenza ha ovviamente provocato il crollo della domanda, pur non essendoci grandi problemi legati alla logistica perché i corrieri sul territorio nazionale, con le dovute prescrizioni e autocertificazioni per la movimentazione, riescono a garantire le consegne. Per l’estero è ancora peggio, date le difficoltà di consegna e la situazione di caos che si registra in molte frontiere: negli ultimi giorni si sono moltiplicati i casi di carichi di prodotti florovivaistici italiani fermati alle dogane dei Paesi vicini, Francia in primis, e messi in quarantena senza alcuna motivazione plausibile. Il Coronavirus non si trasmette affatto con le piante e non c’è alcun rischio nella loro immissione sul mercato”.Nel panorama lombardo, il sistema florovivaistico lariano è uno dei più importanti, e gli stessi numeri ne supportano ne la strategicità: esso è articolato in oltre 1400 imprese operanti nel florovivaismo e della manutenzione del verde, suddivise tra le province di Como (oltre 950) e Lecco (oltre 450), con quasi 3000 addetti.

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