Alpini in mostra 140 anni di amor patrio

Esposizioni – Cimeli, foto e documenti d’archivio in scena dal 22 ottobre alla Caserma De Cristoforis per coinvolgere i giovani
Gli iscritti all’Associazione Nazionale Alpini, sezione di Como, sono circa 7mila, suddivisi in 122 gruppi che riescono a coprire gran parte del territorio della nostra provincia. Spesso con più gruppi nello stesso comune come avviene nel capoluogo di provincia, Como, e anche in alcune località particolarmente attive come Faggeto Lario dove ne sono attivi ben tre contemporaneamente.
In tutta Italia, gli alpini dell’Ana sono quasi 400mila (poco più di 380mila, per la precisione).
Al di là dei freddi numeri, la diffusione capillare degli alpini sul territorio ha un significato
etico e sociale notevole: si traduce in concrete attività solidali e in un amor di patria che non vuole essere mai fine a se stesso.
Lo ribadirà dal 22 ottobre prossimo una grande rassegna documentaria con foto d’epoca, cimeli e iniziative per illustrare un secolo e mezzo di storia italiana che andrà in scena nella Caserma De Cristoforis di piazzale Monte Santo 2 a Como. L’iniziativa dal titolo Alpini in bella mostra proseguirà fino al 18 novembre e sarà ad ingresso libero è nella ricorrenza del 140° anniversario della fondazione delle Truppe Alpine. L’inaugurazione ufficiale è prevista per il 27 ottobre a partire dalle ore 15, alla presenza delle massime autorità civili e militari lariane.
«Essere alpini significa sperimentare quotidianamente uno stile di vita, di servizio attivo per la comunità che ha le proprie radici in un amor di patria solido. Che vuole mantenere viva la memoria del sacrificio di tanti che ci hanno preceduto – esordisce il presidente della sezione di Como dell’Ana, Enrico Gaffuri – E questo vuol dire essere operativi, sempre, senza mai tirarsi indietro, su tanti fronti di solidarietà. Essere alpini significa anche stare bene insieme, quando si lavora a un obiettivo comune, e questo in modo trasversale, cioè indipendentemente dalle differenze di età, dal ceto e dalla condizione culturale di ciascuno di noi».
Nella mostra alla Caserma De Cristoforis, che sarà ospitata in sei sale e anche nel piazzale centrale, ci sarà anche una mostra dedicata al grande ospedale da campo aviotrasportabile degli Alpini – «uno dei più evoluti al mondo» dice con orgoglio il presidente dell’Ana di Como – che è appena tornato da una operazione in Giordania ed è sempre pronto a partire, in una delle sue parti o in toto ove l’occasione lo richieda, dall’aeroporto di Orio al Serio.
L’Ana di Como ha contribuito a costruirlo con 50mila euro, donando un’autoemoteca in collaborazione con il Comune del capoluogo e un’autoclave chirurgica per la sala operatoria. Un impegno concreto nella protezione civile che ha comportato intense raccolte di fondi. Come quella che ha visto protagonisti gli alpini lariani con oltre 50mila euro radunati in breve tempo per permettere all’alpino Luca Barisonzi, ferito in Afghanistan e paralizzato dalla testa in giù, di vivere in una casa domotica a misura di disabile.
L’inaugurazione della mostra in calendario il 27 ottobre prossimo sarà tra l’altro l’occasione per conoscere una gloria nazionale come l’alpino Carlo Vicentini: classe 1917, è uno dei “Ragazzi di Aosta ’41”, catturato dai russi il 19 gennaio 1943 e rientrato in Italia nel 1946, dopo aver passato 3 anni in prigionia, in diversi lager. È autore di Noi soli vivi, libro sulla sua esperienza in Russia e in particolare sui campi di prigionia sovietici, e Il sacrificio della Julia, un tributo al valore dei soldati della Julia nell’affrontare l’accerchiamento russo. Ci sarà anche un alpino che è al vertice delle forze armate come il generale di corpo d’armata Giorgio Battisti, che comanda le forze d’azione rapida della Nato di stanza a Solbiate Olona, in provincia di Varese. E tra gli alpini Vip non mancherà il cronista sportivo Bruno Pizzul.
Tra l’altro la mostra avrà carattere “interprovinciale” perché avendo sede nella Caserma De Cristoforis ne ricalcherà l’originale pertinenza territoriale, coinvolgendo le sezioni degli Alpini di Varese, Lecco e Sondrio con i gruppi delle rispettive province. Alla inaugurazione parteciperanno anche i Garibaldini in uniforme e il coro della Fanfara Alpina di Asso che si esibirà tra l’altro con la giovane cantante solista Caterina Sala (che fa parte del noto ensemble della “Famiglia Sala”) nell’Inno di Mameli e in altri brani patriottici. Non è un caso il coinvolgimento dei giovanissimi: «Essere alpini – dice il portavoce dell’Ana di Como Achille Gregori – significa avere ben salda la memoria del passato per poter guardare a testa alta verso il domani».
Una mostra, quindi, destinata prevalentemente ai ragazzi delle scuole per far conoscere il senso delle nostre radici e anche il senso del dovere: sono già migliaia i ragazzi delle scuole prenotati e questo fa ben sperare gli alpini nel successo dell’iniziativa, voluta su input della sede centrale milanese del sodalizio delle penne nere come progetto pilota per portare ai giovani, appunto, i valori dell’esperienza degli Alpini italiani e il loro enorme bagaglio culturale. Pezzo forte della mostra sarà una sezione fotografica con la collezione di Arturo Andreoletti, uno dei fondatori dell’Associazione Nazionale Alpini di cui fu il secondo presidente, che visse a Monte Olimpino dal ’46 all’anno della morte (1977). Un tesoro unico, forte di scatti in bianco e nero di rara qualità artistica oltre che di notevole valore storico e documentario. Non mancheranno le copertine “alpine” originali della Domenica del Corriere di Achille Beltrame, un omaggio ai dipinti alpini del pittore di Ramponio Pietro Gauli, che militò nella “Julia” e una serie di cimeli donati da tanti collezionisti, come il cappello da alpini del beato don Gnocchi, borracce in legno adottate dagli alpini italiani dal 1907, il filo spinato delle trincee della Prima guerra mondiale e anche una radio a batteria del periodo bellico. Ci saranno anche i soldatini della collezione di Luigi Mario Belloni, una slitta che ha fatto la ritirata di Russia e un blocchetto per “colombigrammi” (i foglietti che venivano legati alle zampe dei colombi viaggiatori). E una trincea vera e propria, per far toccare con mano ai visitatori la difficoltà della vita quotidiana degli alpini durante il primo conflitto mondiale, sarà ricostruita con tanto di latrina e di attrezzature mediche per il pronto intervento (tra cui una macabra sega per arti, a documentare tutta la crudezza della guerra).
La mostra rimarrà aperta con i seguenti orari: lunedì-giovedì 15-19, venerdì-domenica 9-12. Visite guidate per le scuole da lunedì a sabato dalle 9 alle 12, su prenotazione telefonando al numero di cellulare 338.801.65.80.

Nella foto:
Borracce di legno adottate dagli alpini italiani dal 1907

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