Altro che Unesco: a Como i bagni pubblici sono da incubo

 

altLa città da cambiare
Sporcizia e degrado, la situazione dei servizi igienici collettivi è a dir poco imbarazzante

Como città turistica. Un ritornello che sempre più spesso si sente riecheggiare in riva al lago. La patria di Alessandro Volta deve puntare tutto sulle sue bellezze artistiche e paesaggistiche. Questo ripetono come una mantra gli addetti del settore e gli amministratori.
Fioccano inoltre anche iniziative decisamente particolari, pensate per rendere sempre più attrattivo, nel mondo, il capoluogo.
Ultimo, in ordine di tempo, un piano per cercare di far inserire Como tra le bellezze tutelate

come “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco.
Buone le idee, lodevole l’impegno ma forse c’è qualche crepa nelle fondamenta da risolvere. Se è infatti vero che un centro accogliente si riconosce, innanzitutto dai particolari, allora Como non è poi così aperta all’arrivo dei turisti.
Spia lampeggiante di questo disagio la situazione vergognosa in cui si trovano i servizi igienici pubblici. Rotti, irrimediabilmente guasti, chiusi o fuori servizio. Solo uno è invece funzionante, anche se a pagamento. Quello che si trova nei giardini a lago, a due passi dal Tempio Voltiano. Qui, con 50 centesimi, si può accedere a una toilette decente.
Altrove però non è così. A partire dallo scempio esistente – come documentato nei giorni scorsi sul “Corriere di Como” – nei bagni pubblici situati nel parco di Villa Olmo.
Ma anche altrove la situazione è pietosa. Cambiando fronte e spingendosi in fondo a viale Geno, esistono due classici esempi di noncuranza e mancanza totale di attenzione verso un servizio basilare che ogni città dovrebbe poter garantire ai visitatori. Prima di arrivare nella piazzetta in fondo al viale, compare l’ultimo vespasiano che viene da tempo utilizzato come “lavagna” dai soliti graffitari. All’interno, per quei pochi temerari che si avventurano, lo spettacolo è a dir poco aberrante. Le condizioni igieniche sono raccapriccianti e il fetore è davvero insopportabile.
Poco oltre, assolutamente sbarrati, compaiono altri due servizi igienici. O meglio, così si intuisce dalla targhetta affissa su una delle porte, rigorosamente chiuse a chiave.
Il cartellino informa i passanti di rivolgersi, per poter aprire la porta, al piccolo chiosco esistente pochi metri oltre. Ma qui nessuno ha più le chiavi ormai da tempo. Da prima di giugno, infatti, il Comune di Como ha serrato gli accessi, dichiarandoli fuori servizio e quindi vietandone di fatto l’accesso. E, in pochi mesi, queste due porte sono, ovviamente, diventate uno spazio a completa disposizione dei writers.
Sconsigliato, dunque, in questa zona turistica della città avere bisogno di un bagno. A riprova di questo disservizio anche ieri mattina alcuni turisti si aggiravano inorriditi intorno a questi servizi igienici assolutamente impraticabili. C’è però anche chi l’ha presa sul ridere e ha disegnato sul muro, proprio a due passi dalle porte sbarrate, la sagoma a grandezza naturale di un uomo intento a risolvere in altro modo il problema dell’assenza di una toilette.
E se ai due estremi della passeggiata non c’è altro che terra bruciata, non va meglio altrove. Anche in centro, sempre più spesso, è caccia al bagno. Nei giardinetti di via Vittorio Emanuele ancora una volta ci si scontra, inesorabilmente, contro servizi igienici serrati. E sempre più spesso l’unica soluzione è servirsi, ordinando l’ennesimo caffè, dei bagni di qualche bar. Si può invece tentare un’ultima carta. Provare a raggiungere i servizi igienici – anche questi a pagamento – del sottopassaggio che conduce a Porta Torre. La situazione, però, in questo caso si complica ulteriormente. Prima, infatti, bisogna sopravvivere a quei trenta metri di tunnel che in tanti hanno scambiato proprio per un bagno.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
I bagni di Villa Olmo

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