Anagrafe, il Comune di Como “sfida” il Tribunale. Negata anche ieri l’iscrizione al cittadino nigeriano

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Il Tribunale ordina, il Comune di Como prende tempo. Facendo esplodere un caso a questo punto tutto politico. Ieri mattina l’ufficio Anagrafe di Palazzo Cernezzi ha nuovamente negato l’iscrizione nei registri del capoluogo al cittadino nigeriano che aveva chiesto (e ottenuto) un pronunciamento d’urgenza del giudice.
L’uomo, in possesso di un permesso di soggiorno, si era vista rifiutare l’iscrizione all’anagrafe in forza delle nuove norme stabilite dal decreto sicurezza.
A seguito di un ricorso, il Tribunale di Como aveva però dato ragione al cittadino africano intimando al Comune di ottemperare alla richiesta «entro quindici giorni».
Accompagnato a Palazzo Cernezzi da uno dei suoi avvocati, il nigeriano ha quindi rinnovato ieri la domanda di iscrizione all’anagrafe allegando l’ordinanza del magistrato. Ma si è visto opporre un nuovo diniego. In prima battuta, allo sportello, gli è stato detto che la pratica, su indicazione dell’ufficio legale, non poteva essere perfezionata .
Incredulo, il cittadino nigeriano ha chiesto allora di parlare con uno degli avvocati del municipio; questi ha ribadito il rifiuto di iscrizione spiegando che l’ordinanza concede al Comune 15 giorni di tempo e che la giunta non ha tuttora espresso un parere sulla questione, né ha deciso se opporre reclamo contro la stessa ordinanza.
«Quanto sta accadendo è incomprensibile – dice Antonio Lamarucciola, difensore del cittadino africano – mi chiedo quale possa essere l’impedimento, perché il Comune non agisca in conformità all’ordinanza esecutiva del Tribunale. Il mio cliente sta subendo un danno gravissimo da questo ritardo. Non riesce a convertire la patente svizzera, cosa che gli impedisce di lavorare. E la settimana prossima ha in programma un colloquio per un nuovo impiego. Gli è stato chiesto di portare con sé carta d’identità e certificato di residenza, senza i quali non potrà essere assunto».
Secondo l’avvocato Lamarucciola, emerge in modo chiaro «un dato politico: la resistenza del Comune». Como non vorrebbe cioè dare seguito a una decisione giudiziaria contraria al decreto sicurezza. Nel frattempo, il caso ha riacceso lo scontro tra maggioranza e opposizione.
Il capogruppo del Pd, Stefano Fanetti, ha ricordato ieri come «l’ordinanza sia esecutiva. Il Comune non faccia melina sulla pelle delle persone trasformando una questione amministrativa-giudiziaria in una questione politica».
Anche l’ex assessore ai Servizi sociali, Bruno Magatti, è sulla stessa linea di pensiero: «C’è un’invasione di campo – dice – siamo di fronte ad atteggiamenti censurabili che lasciano trasparire poco rispetto delle istituzioni. Anche la controffensiva dell’ufficio legale è del tutto paradossale e ingiustificata».

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