Ancora spari e sangue in Egitto. La preoccupazione dei comaschi

altSconsigliati i viaggi sul Mar Rosso
Padre Lurati: «Al Cairo nessuno si muove più di casa»

«In ragione del progressivo deterioramento del quadro generale di sicurezza, si sconsigliano i viaggi in tutto il Paese»: un comunicato del Ministero degli Affari Esteri ieri sera ha chiesto agli italiani di rinunciare ai viaggi in Egitto. Così avevano già fatto in precedenza i governi di Spagna, Germania e Russia. Per chi è già sul Mar Rosso, la Farnesina continua a suggerire di «evitare escursioni fuori dalle installazioni turistiche e in particolare nelle città», come già diceva nel

precedente intervento diramato alla vigilia di Ferragosto.
Si continua a sparare in Egitto e la Farnesina ha allargato l’allerta anche al Mar Rosso, quale possibile meta di «azioni dimostrative legate alla situazione di generale instabilità del Paese», così si legge sul sito “Viaggiare sicuri” gestito direttamente dal Ministero degli Affari Esteri. Si parla anche di possibili disagi legati al coprifuoco proclamato in dodici governatorati dal Cairo a Giza, da Alessandria a Suez.
Tra i quasi 20mila italiani attualmente nelle città e nei resort delle località turistiche del Mar Rosso (Sharm el Sheikh, Marsa Alam, Berenice e Hurgada) vi sono anche tanti comaschi.
Il missionario di Lipomo, Claudio Lurati, ha vissuto per 13 anni in Egitto e anche ora che svolge un incarico a Roma ha contatti quotidiani con i tanti amici che risiedono al Cairo, l’epicentro della protesta e della sanguinosa repressione.
«La gente è preoccupata – spiega il missionario – Nessuno si muove di casa in questi giorni sperando che la situazione possa migliorare. Il Cairo è una metropoli e vi sono ampie zone della città che sono sicure, ma tutti gli egiziani e gli stranieri vivono questi momenti con circospezione». Non c’è più quell’Egitto che padre Lurati ha lasciato, quando si occupava dell’accoglienza dei rifugiati sudanesi.
«Dagli ultimi tempi della dittatura di Mubarak – spiega il sacerdote – si è assistito a una graduale escalation di rabbia e di insicurezza, mentre prima l’Egitto era un Paese in cui cristiani e musulmani convivevano, certo con difficoltà, ma sicuri».
Quattro famiglie di comaschi alloggiano in un resort di Marsa Alam. «Siamo a quasi 40 chilometri a Sud di Marsa Alam – spiega Roberta, avvocato comasco – Il nostro resort, il Gorgonia Beach, è in mezzo al deserto, si tratta di un altro Egitto rispetto al Cairo e tutto si svolge tranquillamente. Certo, seguiamo con attenzione le notizie su Internet e in tv e prima di partire ci siamo tutti registrati sul sito Dove Siamo nel Mondo».
A 20 chilometri da Marsa Alam c’è anche una delle strutture in cui lavora Fabrizio Quaglino, commercialista comasco e operatore turistico in Egitto con attività di diving.
«C’è grande preoccupazione per la situazione attuale – spiega Quaglino – anche per il futuro turistico dell’area. Le nostre barche per il diving continuano a uscire, ma gli scontri hanno bloccato tutte le escursioni sui siti classici, ferme pure le gite nel deserto e i safari».

Paolo Annoni

Nella foto:
Spari e sangue in Egitto. Ancora scontri e manifestazioni di piazza al Cairo

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