Annegò nel corso di una immersione. La Cassazione annulla le assoluzioni

viale Geno. sommozzatori, ambulanza

No, non è ancora finita. La Corte di Cassazione di Roma, al termine dell’udienza che si è tenuta nelle scorse ore, ha annullato le assoluzioni decretate dai giudici di Appello (che erano state lette anche in primo grado a Como) rimandando gli atti a Milano. Un annullamento «con rinvio per nuovo giudizio» di cui non si conoscono ancora le motivazioni, che verranno rese note nei prossimi giorni.

Stiamo parlando della tragica vicenda che aveva riguardato una immersione andata in scena a Villa Geno il 29 settembre dell’ormai lontano 2013. Una immersione che era costata la vita alla 35enne Paola Nardini. A processo erano finiti due amici della donna che avevano preso parte alla giornata nelle acque del Lario, ovvero un 60enne di Cernobbio e un 60enne di Como (rappresentati dagli avvocati Pietro Mario Vimercati, Stefano Fagetti e Angelo Giuliano) che, nel corso delle indagini, erano stati accusati di omicidio colposo.

I due erano stati assolti in primo grado per non aver commesso il fatto. La Corte d’Appello aveva confermato la sentenza di assoluzione. L’accusa aveva chiesto (inascoltata) 8 mesi di pena ciascuno per i due sub. La vicenda si era poi spinta fino alla Cassazione, per volere della Procura Generale e anche dei familiari della vittima, rappresentati dall’avvocato Edoardo Pacia. La decisione della Quarta sezione della Suprema Corte ha rimesso ora tutto in discussione, con l’annullamento della sentenza e gli atti che torneranno a Milano.

L’immersione si era trasformata in tragedia nel momento della risalita con l’entrata in funzione in continuo dell’erogatore di riserva per «cause non note e comunque accidentali». Una perdita di aria che provocò una serie di accadimenti che portarono all’annegamento. Secondo gli avvocati degli imputati non si trattava di “un’immersione didattica” tra due istruttori e un’allieva, ma di un’immersione fra tre amici con un’esperienza approfondita.

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