Anni ’80, la Berlino di Garbo è una splendida quarantenne

Renato Abate alias Garbo

La Berlino di Garbo (al secolo Renato Abate, il “papà” della new wave italiana oggi nella scuderia di Barley Arts) è una splendida quarantenne della musica d’autore. Il tempo passa ma i classici sono senza tempo. Nel 1981 la Emi pubblica le dieci canzoni che compongono lo storico disco di esordio del cantante comasco, “A Berlino… va bene”, contenente il brano che dà il titolo all’album con il famoso ritornello “A Berlino che giorno è?”. Versi e musiche che fecero epoca. «Se poi la nebbia entra anche dai vetri / A Berlino non penso mai»… «Esattamente 40 anni fa, le fotografie promozionali per il mio disco» ha postato Garbo su Facebook di recente. Il disco uscì su etichetta Emi il 21 settembre.
Diceva Garbo sul social facendo gli auguri per il nuovo anno: «Siamo entrati nel quarantennale del mio esordio discografico, speriamo potremo onorarlo con dei concerti».
L’album è presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia alla posizione numero 55. Nel disco, oltre a Garbo al canto e al sintetizzatore, suonano Maurizio Anesa al basso, Maurizio Gianni alla chitarra, Sergio Franzosi alle tastiere, Aldo Banfi al sintetizzatore, Bruno Bergonzi alla batteria e Giuseppe Pagani a sax, clarino e basso.
Chi non vorrebbe un’opera prima così? Diversa senza ostentare e strafare ma obiettivamente distante sia dal cantautorato anni Settanta che il decennio si stava scrollando di dosso sia dal pop disimpegnato.
Un disco insomma al posto giusto e al momento giusto e con padri nobili indiscutibili, tra David Bowie, la new wave appunto e poi i Roxy Music e Lou Reed. Un disco che all’epoca fece scalpore perché non aveva nulla a che vedere con la maggior parte della musica italiana di grande diffusione e di grande consumo.
Garbo si presentò al pubblico, ai palcoscenici televisivi e poi a Sanremo (nel 1984 con “Radioclima”) con il suo personaggio atipico e indipendente, ispirato alla cultura musicale europea (come il titolo faceva intuire) più che alla tradizione italiana.
Una indipendenza che poi avrebbe confermato con l’album successivo, “Scortati” del 1982, quello che conteneva canzoni altrettanto identitarie per Garbo come Generazione. Commenta Garbo su Facebook rievocando l’amico e collega Franco Battiato recentemente scomparso: «Esattamente 40 anni fa, a pochi giorni dall’inizio dell’estate del 1981, una telefonata da parte dei quadri dirigenziali della Emi mi comunicava che avrei passato le mie “vacanze” in tournée con Franco Battiato». E prosegue: «Ero stato scelto, tra il mio stupore, dall’artista siciliano, il 21 settembre di quell’anno, avremmo entrambi pubblicato con la nota etichetta discografica i nostri dischi: “La Voce del Padrone” e il mio esordio “A Berlino… va bene”. Una scelta che provocò anche dei malumori, da parte di altri artisti vicini all’artista siciliano, del quale, ovviamente, non avevo colpa, ma che ho vissuto con molta gratificazione. Passai quindi dai concerti “alternativi” nei posti più disparati e disperati dei miei 18/22 anni, ad aprire il tour del disco più venduto dall’allora discografia italiana. Fui “adottato” da Franco, da Giusto Pio, il resto della produzione e dei musicisti. Ho imparato molto dal punto di vista umano e professionale dai molti concerti concentrati in quei 3 mesi, quando percorremmo in lungo e in largo, da Nord a Sud e viceversa l’intero Paese. Ho potuto conoscere la grandezza di un artista unico e la sua semplicità. Grazie, Franco, della tua musica e della tua fiducia». Qualche giorno fa, Garbo ha rievocato la chiacchierata in tv con Raffaella Carrà. E ora si torna in scena: nel febbraio 2020 Garbo ha dovuto sospendere le date di Scortati a Berlino e si è reso disponibile per qualche concerto proprio collegato alla ricorrenza del quarantennale del disco berlinese edito dalla Emi, «ricorrenza a me assai cara» commenta sul social network l’artista di Fenegrò. Prima data in agenda il 4 settembre a Ferrara per il Comfort Festival. «La novità sostanziale è che il booking, ovvero l’agenzia che si occuperà dei miei spettacoli, è ora Barley Arts. Consapevoli delle difficoltà, dei limiti delle capienze, dei distanziamenti, ma chiedendo comprensione per chi da oltre un anno non lavora, cercheremo di trovare insieme “la quadra”» ha scritto l’artista su Facebook.

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