Antonio Sant’Elia, falsari in azione. L’archivio digitale può scoraggiarli

Disegno Antonio Santelia

Disegni simbolo della modernità, icone del futurismo e del sogno di quella “città nuova” nata sul Lario e poi evocata da film come Metropolis di Fritz Lang. Icone appetite anche dai falsari. A quanto pare, sempre di più.
Mentre infuria la polemica sulla manutenzione dell’Asilo Sant’Elia del genio razionalista Giuseppe Terragni in via Andrea Alciato a Como, che contrappone Comune e Archivio Terragni, l’opera del personaggio cui è dedicato quell’asilo, appunto l’architetto futurista lariano Antonio Sant’Elia, è nel mirino dei contraffattori.
«Sono venuto a conoscenza – dice il critico d’arte Luigi Cavadini, che è stato assessore alla Cultura nella giunta Lucini a Como – di disegni attribuiti a Sant’Elia perché avveniristici come i suoi classici lavori architettonici che tutto il mondo ci invidia, e che sono stati esposti in alcune mostre. Ma non si sa di chi siano, né da dove arrivino».
Il Comune di Como detiene la proprietà di 201 carte relative all’opera di Sant’Elia. Altre opere sono in collezioni private. Ma nel complesso Sant’Elia è rarissimo sul mercato, la quotazione per un disegno parte viaggia dai 50mila euro in su. Se si digita su Internet “Antonio Sant’Elia + aste” si apre un mondo.
Ma come può tutelarsi il potenziale investitore che vuol portarsi a casa un rarissimo Sant’Elia? «Deve contattare chi è esperto di Sant’Elia, che può certificarne la provenienza» dice Luigi Cavadini.
L’ultima grande impresa di catalogazione è stata quella curata da Luciano Caramel e Alberto Longatti nel 2013 con la collaborazione di Maria Letizia Casati in parallelo con la mostra “La città nuova” a Villa Olmo. Nella Pinacoteca civica di Palazzo Volpi i disegni della collezione di proprietà del Comune di Como, documentati nel 2013 con il catalogo edito da Silvana, sono consultabili grazie al finanziamento del Rotary Club Como su un moderno schermo digitale touchscreen. Con una spesa tutto sommato limitata e assolutamente sostenibile, a vantaggio del pubblico e degli studiosi, sarebbe ora di rendere disponibile con la medesima modalità anche il resto dei disegni del futurista comasco appartenenti ad altre collezioni e archivi pubblici e privati, fra l’Italia e Stati Uniti. L’amministrazione comunale di Como dovrebbe impegnarsi per avere copie elettroniche dei disegni mancanti, naturalmente con una buona definizione. Questo permetterebbe di scoraggiare i malintenzionati. Già il catalogo della mostra su Sant’Elia che si tenne a Venezia e poi a Francoforte documenta, su carta, la quasi totalità dell’opera del maestro.
Ma Sant’Elia non è l’unico artista lariano che fa gola sul mercato dei falsi. Nel mirino ci sono anche gli astrattisti comaschi: Mario Radice, Carla Badiali, Manlio Rho e Aldo Galli. Circolano falsi in aste e gallerie, dice una collezionista comasca.
«Per Radice ad esempio – dice Luigi Cavadini – ci sono in giro false autentiche che imitano la scrittura del critico d’arte Luciano Caramel e che accreditano a Radice opere con dei riferimenti bibliografici sbagliati perché sono copiati da una notifica che si rifà a un’altra opera. Sono sprovveduti, copiano di sana pianta. Quindi attenzione: se l’autenticità non è attendibile, meglio non comprare. Idem se il prezzo di un dipinto di Radice, per fare un esempio, è ben più basso della media delle quotazioni: è sospetto. Ultimamente è comparso a un’asta un lavoro della Badiali che non è per niente suo». Del resto anche lo stesso Mario Radice, in vita, si accorse di essere stato preso di mira dai falsari. Occhio quindi alla fake art.

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