«Metto Garbo nell’armadio. Affronto il mio ultimo tour come Renato»

Garbo Lugano

“Prima” tra gli applausi per Renato Abate, alias Garbo, a Lugano, in occasione dello show-case negli studi della Radio della Svizzera italiana (dove presto di esibirà anche Davide Van De Sfroos). L’artista comasco ha infatti regalato ai suoi fan un’anteprima di quello che lui ha definito il suo «tour definitivo». Le ultime date della sua carriera live. La decisione è stata di riproporre i suoi primi dischi, “A Berlino… va bene” e “Scortati”.
Nel vicino Ticino, dunque, una gustosa esclusiva del concerto che prevede come prima data il 10 novembre a Busto Arsizio. Le altre date fissate, ma il calendario è in aggiornamento, sono il 10 dicembre a Rosà (Vicenza), 12 a Ranica (Bergamo), il 22 gennaio 2020 a Como (Officina della Musica), il 1° febbraio a Roma, il 7 dello stesso mese a Bologna e l’8 a Torino.
«Sono iniziati a Lugano gli ultimi appuntamenti in cui salutarci – ha commentato il cantante sulle sue pagine “social” – Ringrazio per l’ospitalità la struttura della Radio, tecnici ed organizzatori, e voi per aver partecipato. Ero sinceramente commosso ed emozionato come da anni non mi capitava».
In poco più di un’ora non si poteva proporre il concerto integrale, ma non sono mancati i cavalli di battaglia a partire da “A Berlino… va bene”, il brano che lo ha fatto conoscere al grande pubblico nel 1981. Una scelta non casuale, a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, con una canzone in cui, con una visione decisamente azzeccata, Garbo assegnava una forte centralità europea a Berlino, all’epoca divisa in due. Una visione che poi si sarebbe rivelata azzeccata.
E sul suo essere “avanti” Garbo ha scherzato durante la serata luganese, intervistato da Gianluca Verga, della Radio della Svizzera Italiana. «Per anni i discografici mi hanno detto che ero troppo “avanti” e che la mia musica non andava bene – sono state le sue parole – Ma secondo me erano gli altri ad essere indietro…».
Non sono mancate riflessioni amare. «Non c’è più cultura nel nostro Paese – ha sottolineato l’artista – Penso che sia davvero il momento di lasciare lo spazio ad altri, il mio tempo con i concerti è finito, questo sarà il mio ultimo tour, che però voglio fare come Renato, non come Garbo. Ma attenzione, non sto ripudiando ciò che ho fatto in 40 anni di musica, sia chiaro. Metto Garbo in un armadio con riconoscenza e mi riservo anche la possibilità di ritirarlo fuori un giorno, magari con un nuovo disco».
Una serata in cui Renato ha proposto le sue canzoni con accompagnamento esclusivamente elettronico, affiancato da Eugene. Tra gli altri brani proposti, classici come “Vorrei regnare” e “Radioclima”, che portò al Festival di Sanremo nel 1984; l’anno dopo tornò con “Cose veloci”, che però non è stata proposta. La conclusione con “Il fiume” tra gli applausi del pubblico, che poi si è soffermato con il cantante comasco al termine dell’esibizione. Ammiratori di tutte le età: a fianco di quelli più attempati, non mancavano anche adolescenti che ha ispirato; è stato inoltre amato da tanti colleghi, ad esempio i componenti di Baustelle, Bluvertigo e Subsonica, citati nel corso dell’esibizione.
Con un sorriso Renato ha ribadito a tutti: «Mi state mettendo davvero in seria difficoltà. Perché io voglio lasciare, ma trovo ovunque un grande affetto: mi farete mancare ancora di più il palcoscenico».

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