Api sul Lario, situazione ancora critica

Api Miele

Sembra scongiurato il ripetersi di un altro “anno nero” per il miele delle province di Como e Lecco, “ma non c’è affatto da festeggiare: le prime stime, infatti, indicano comunque una flessione per la raccolta dell’acacia rispetto alla media, anche se è ancora presto per tracciare ogni bilancio. Stiamo smielando i primi alveari e, quindi, si tratta ancora di dati tendenziali, che comunque indicano una forbice ricompresa tra 10 e 15 kg per unità, riguardo alla varietà acacia. In passato si era fatto di più. Ed è andata ancor peggio per il millefiori primaverile, con i numeri ridotti della metà rispetto a un’annata normale”. Così Fabio Villa, apicoltore di Casatenovo, a tracciare le prime prospettive sulla stagione 2020 in occasione della Giornata delle Api che si festeggia domani.

Ciò che emerge, per la provincia prealpina, è un quadro a macchia di leopardo e condizionata ancora una volta dal clima: le gelate tardive, laddove intervenute, hanno avuto ripercussioni negative, e così pure le piogge e i temporali della scorsa settimana hanno anticipato la fine delle fioriture. Va da sé che nei territori dove lo sviluppo vegetativo tende a essere più progressivo (come ad esempio le zone collinari che digradano verso i laghi) la situazione è sensibilmente migliore.

“Un altro anno con il segno meno è, purtroppo, un ulteriore colpo al cuore per un settore che ha pagato duramente l’esito disastroso della stagione 2019, che vide proprio la produzione d’acacia azzerate o ridotte del 90%: dove quest’anno si fanno 10/12 kg di raccolta, lo scorso anno non si superavano i due, e questo solo nei pochi casi più “fortunati” rispetto a un quadro nerissimo. Certo, siamo di fronte a tutt’altro scenario rispetto al 2019 ma non si tratta della svolta attesa, utile a compensare le gravissime perdite subite”.

Va ancora peggio in altre zone d’Italia, la produzione rischia di crollare fino all’80% rispetto alla media. Si tratta delle aree dove la siccità ha colpito più duramente, riducendo le fioriture e stressato le api.

“Ciò influisce anche su chi fa nomadismo” commenta Enrico Ranghetti, apicoltore di Beregazzo con Figliaro, nel Comasco. “Molto dipende dalle zone dove si sono portate le api. Per quanto mi riguarda, la prima settimana di raccolta dell’acacia era andata molto bene, con 15 kg/alveare che facevano presagire risultati ancora migliori. Poi sono intervenute le piogge che hanno rovinato tutto, e i temporali degli ultimi due giorni nella zona di pianura vicina al confine svizzero hanno segnato la fine della raccolta. Sì, alla fine ci ritroveremo con almeno il 20% in meno di un’annata normale, e la situazione potrebbe anche essere peggiore a livello locale”.

Le difficoltà delle api – sottolinea la Coldiretti – sono un pericolo grave per la biodiversità considerato che sono un indicatore dello stato di salute dell’ambiente e servono al lavoro degli agricoltori con l’impollinazione dei fiori. In media una singola ape visita in genere circa 7000 fiori al giorno e ci vogliono quattro milioni di visite floreali per produrre un chilogrammo di miele. 3 colture alimentari su 4 dipendono in una certa misura per resa e qualità dall’impollinazione dalle api, tra queste ci sono le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri ed i meloni secondo la Fao.

Ora è allerta per quanto riguarda il pericolo di “invasione” di miele straniero: l’anno scorso ne furono importati quasi 25 milioni di chili, con il 40% di provenienza ungherese e oltre il 10% dalla Cina. In altre parole quasi 2 barattoli di miele su tre sono stranieri: “Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica” consiglia Coldiretti Como Lecco attraverso il presidente Fortunato Trezzi.

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