Aram Manoukian: «Il lockdown ha avuto gli stessi effetti di una guerra»

Villa Erba, assemblea centenario di Unindustria Como. Giovanni Minoli intervista Aram Manoukian

La pandemia e il conseguente lockdown hanno avuto l’effetto di una vera e propria guerra sull’economia lariana. Utilizza una metafora bellica il presidente di Confindustria Como, Aram Manoukian, per descrivere la situazione tragica in cui si trova il nostro territorio.
«È un tributo pesante quello che la nostra economia sta pagando alla pandemia – commenta infatti il numero uno di via Raimondi – e i dati del primo semestre raccolti tra le imprese comasche confermano ciò che era molto più di una sensazione. Il lockdown, doveroso da un punto di vista sanitario, ha avuto, sotto il profilo economico, effetti analoghi a quelli di un evento bellico ma, ancora, non si vede il momento della ricostruzione. I mesi autunnali, infatti, sono un punto interrogativo tendente al negativo per il perdurare della pandemia a livello globale».
«È quindi indispensabile – prosegue Manoukian – reagire con la medesima coesione che ci ha visto, durante i mesi più difficili dell’emergenza, divenire un vero e proprio esempio in ambito mondiale, cercando di trasferire il rispetto per le regole, la solidarietà, il coraggio, la collaborazione che hanno caratterizzato i mesi appena trascorsi, anche in ambito economico, in un vero e proprio patto di alleanza. Dobbiamo sostenere gli investimenti privati e pubblici, i consumi interni, stimolare la domanda estera attraverso creatività e innovazione. Ma perché accada – conclude il presidente – è indispensabile generare fiducia ad ogni livello. Dal governo all’impresa, dal sistema bancario alle famiglie, per arrivare alle singole persone, la fiducia è il carburante sociale necessario affinché le cose possano accadere».
L’INDAGINE CONGIUNTURALE
DEL PRIMO SEMESTRE 2020

Le parole di Manoukian arrivano a commento dei drammatici dati dei primi sei mesi di quest’anno, raccolti nell’ambito dell’Osservatorio congiunturale. Viene tracciato uno scenario di marcato rallentamento per le imprese comasche.
domanda, produzione e fatturato
Gli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato mostrano diminuzioni sia sul versante tendenziale, che risulta più penalizzato, sia sul fronte congiunturale.
In media, per i tre indicatori, la riduzione esaminata si attesta ad oltre il 21% rispetto al primo semestre dello scorso anno, mentre la decelerazione misurata attraverso il confronto con i livelli del periodo luglio-dicembre 2018 si rivela poco al di sotto del 18% (17,9%).
L’attività produttiva risulta essere l’indicatore, tra quelli esaminati nell’ambito dell’Osservatorio, con la maggior contrazione su entrambi gli orizzonti temporali di analisi. Le produzioni diminuiscono infatti del 19,9% a livello congiunturale mentre del 24,5% per quanto riguarda il confronto tendenziale. Anche il dato relativo alla capacità produttiva mediamente impiegata tra gennaio e giugno 2020, che scende dal 73,9% del secondo semestre 2019 al 55,4%, contribuisce ad accentuare il quadro di rallentamento.
Le aspettative formulate dal campione riguardo l’andamento generale del business nella seconda metà dell’anno non rivelano fiducia su un’inversione di marcia rispetto a quanto registrato per il primo semestre e risultano incerte. Per i tre indicatori vengono espresse infatti variazioni in diminuzione che si attestano mediamente al 7,5%.
Quasi un terzo (il 29,4%) del fatturato realizzato nel primo semestre 2020 dalle imprese di Como dipende dall’estero, a conferma della forte vocazione all’internazionalizzazione che caratterizza il nostro territorio.
I giudizi qualitativi formulati dalle imprese del campione riguardo l’andamento del fatturato nella seconda metà del semestre, in particolare tra aprile e giugno 2020, risultano caratterizzati da una prevalenza di indicazioni di rallentamento, sia a livello domestico, sia con riferimento all’export.
I RAPPORTI CON LE BANCHE
Non si registrano, per i primi sei mesi del 2020, particolari criticità legate al rapporto tra le aziende comasche del campione e gli istituti di credito. Esaminando infatti i pareri espressi riguardo le condizioni praticate dai principali istituti, il peggioramento è indicato per una quota inferiore a un caso su dieci.
Nel dettaglio, con riferimento alle spese e alle commissioni nonché alla richiesta di garanzie e tassi, l’81,7% del campione segnala condizioni stabili, il 12,4% un miglioramento mentre il restante 5,9% comunica, invece, un inasprimento delle condizioni. Valutando invece la disponibilità degli istituti a espandere linee di credito esistenti o ad attivarne di nuove, si registra una situazione stabile per oltre un’azienda su due (51,6%), una maggior apertura per il 40,6% del campione mentre una minor propensione a soddisfare le richieste per il restante 7,8%.
L’occupazione
Lo scenario occupazionale è risultato caratterizzato da una generale conservazione dei livelli tra gennaio e giugno 2020, così come indicato da oltre sette realtà del campione su dieci (70,2%). In caso di variazione l’indicazione prevalente si è rivelata però essere la diminuzione, comunicata dal 28,4% delle aziende, mentre l’aumento ha riguardato il restante 1,4% del campione.
Oltre quattro realtà su cinque (86,4%) hanno indicato di aver fatto ricorso agli ammortizzatori sociali nel primo semestre dell’anno. Le previsioni per la seconda parte dell’anno confermano sostanzialmente il quadro delineato per il semestre gennaio-giugno; a fronte di una quota del 67,3% di realtà che prospettano uno scenario stabile, il 28% ipotizza una riduzione del proprio organico mentre il 4,7% comunica un incremento dei livelli.

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